Una Corsa Tutta Nuova | Le mie Brooks Hyperion

Una Corsa Tutta Nuova | Le mie Brooks Hyperion

A volte basta veramente poco per riassaporare il gusto della prima volta. La prima corsa. Chi se la ricorda più? Chilometri di asfalto e di pista si sono stratificati sopra quella sensazione complessa nella sua semplicità. Un misto di curiosità, timore ed entusiasmo che l’esperienza attenua o, forse, è meglio dire riequilibra perché seda il timore per mantenere costante l’entusiasmo e la curiosità di scoprire cosa ci sia dietro ogni piccolo traguardo. Avere l’occasione di provare quel magico mix rimane un’esperienza ineguagliabile, capace di rinnovare la passione. Qualcosa che potrebbe destabilizzare chiunque, ma che diventa solo un nuovo stimolo per un runner.

A me è capitato tutto questo la settimana scorsa durante la trasformazione dopo le ripetute in salita. Da qualche settimana, mi ero concessa il regalo di un paio di scarpette da corsa più leggere, da pista, per iniziare seriamente ad impegnarmi in lavori tecnici e veloci.

Dovete sapere, infatti, che, ogni anno, quando comunichiamo l’obiettivo maratona, il coach, prima di prepararci la fatidica tabella, non si esime dal consigliarci di velocizzare i 10 e i 21 km prima di “imballare” le gambe con i lunghi e i lunghissimi. Ogni anno noi promettiamo mari e monti, ma con il tempo che ci rimane dal lavoro, prepariamo la maratona e ci dimentichiamo di tutto il resto.

Quest’anno, ho promesso a me stessa che prima di Natale sarei riuscita ad abbattere il mio tempo infame sulla mezza e, almeno, riuscire a replicare, sui 10 km, il tempo registrato l’anno scorso due settimane dopo Londra. Non sono ancora pronta a mettere nero su bianco i miei obiettivi in termini numerici, ma ci sono e sono ben chiari nella mia testa.

Le mie scarpette sono state il regalo di buon auspicio. L’inizio di un percorso che non potevo immaginare iniziasse da così lontano.

Dopo settimane di studio reciproco e prove casalinghe, mercoledì scorso è arrivato il momento di passare dalla teoria alla pratica. Rientrati al campo per la trasformazione, il coach mi ha detto: “Ti aspetto qui. Vai a cambiarti le scarpe!” Già la calzata dopo le salite e con la piacevole temperatura di 36°C non è stata immediata e semplice. Passare dalle Asiscs Cumulus misura 42.5 alle Brooks Hyperion misura 40 è stato come avere un paio di scarpe strette da indossare nel minor tempo possibile. Un’impresa!

In pista, l’espressione del coach si è corrucciata lievemente. L’avevo avvisato di aver fatto una scelta estrema, ma non ci eravamo intesi sulla gradazione esatta del mio essere estrema. Pensava avessi comprato un paio di A2 e si ritrovava, invece, con una A1 iperleggera. La mia preoccupazione ha cominciato a farsi più concreta.

Senza troppi fronzoli, per non far passare troppo tempo dalle salite, ci siamo avviati per i 2 km di trasformazione. La primissima sensazione è stata quella di passare da una corsa comoda ed ammortizzata ad una corsa a piedi nudi.

I primi 400 metri credo di non avere neanche respirato perché ero troppo intenta a capire cosa stesse veramente accadendo. Piede, suola e pista sembravano essere un’unica cosa. Ho proteso l’orecchio in ascolto del mio passo che volevo poter mantenere silenzioso come con le altre scarpe. Non so se ci sono riuscita, perché ero troppo concentrata. Per 20 metri ho temuto un crampo o, forse, l’inizio di una vescica, ma avanzando lungo la pista percepivo il mio corpo letteralmente invaso dalla curiosità.

I piedi sulla pista regalavano un’ondata di novità che raggiungeva le ginocchia, risaliva lungo le gambe, attraversava il corpo e raggiungeva il cervello. Una corsa nuova. Una corsa da reimparare. Ogni mio passo era secco diretto sulla superficie della pista. Nessuna mediazione. Una corsa immediata che non regala niente, richiede rotondità di falcata, potenza nelle gambe ed elasticità nei piedi.

Forse semplice da descrivere, ma difficile da interiorizzare e ancora più dura da mettere in pratica, per lo meno per la prima volta. La difficoltà, tuttavia, conviveva con la voglia di aumentare la velocità per sfogare tutte le emozioni del cuore. Ogni passo mi ha ricordato la nullità dei risultati raggiunti e riportata all’umiltà di chi si mette in ascolto, si esalta per la novità e si riscopre curiosa di capire i nuovi limiti, le nuove opportunità, i nuovi obiettivi.

Per la prima volta, il coach ha accorciato la trasformazione di 400 metri ed è stata l’unica volta dove avrei voluto continuare. Il mio fiato corto non era stanchezza o sforzo per la velocità, piuttosto per la destabilizzazione totale del corpo che non sapeva più su cosa concentrare l’attenzione, proprio come i primissimi tentativi di corsa più di 5 anni fa.

Il coach ha trasformato la sua preoccupazione in cautela, convincendomi che con una scarpa A1 sia meglio procedere per gradi. Io mi fido e mi affido, ma è stato come se sentissi che il divertimento fosse solo all’inizio, solo il primo passo verso nuove soddisfazioni.

Credits Fra & Nik | All rights are reserved

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Francesca, Sportblooger e Maratoneta che corre nella vita di tutti i giorni, per sport, ma soprattutto per assaporare ogni attimo di vita. Run A Life è il personalissimo percorso per celebrare ciò che c’è ed esiste per ignorare tutto quello che sembra mancare. La Vita è una corsa, la corsa è la Vita. Uno spazio per condividere avventure sportive, libri, video e personaggi che lasciano un segno ma anche i viaggi intrapresi per lavoro o per il semplice piacere di correre per le strade del mondo.

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