Sto correndo, ma la corsa sorprende, sempre! - Francesca Tognoni
  • Sto correndo, ma la corsa sorprende, sempre!

    Mar 20th • Posted in Run A Life

    E’ proprio vero che le cose belle accadono quando meno te le aspetti.

    Sto correndo, ma mai avrei immaginato che una corsa spensierata potesse portare risultati inaspettati.

    In questo periodo, sto correndo, ma non sono certo al massimo della forma. In famiglia ci siamo domandati se fissare l’obiettivo maratona 2018 nel primo semestre, ma dopo un’analisi da rendere orgoglioso il coach, ho glissato rimandando l’incontro con la distanza regina nella seconda metà dell’anno. Sto correndo, dicevo, ma gli impegni lavorativi esondano spesso lasciando poco spazio e poche energie mentali o fisiche per un allenamento costante. Sto correndo 2 volte a settimana ed è troppo poco per avere qualunque velleità podistica. Ogni settimana inizia con la buona volontà di tornare a 3 allenamenti, ma finora tutto il resto ha avuto la meglio.

    Sto correndo senza orologio, proprio come una principiante alle prime armi che esce per sgranchirsi le gambe e godersi l’aria fresca sul viso dopo giornate compulsive. Sto correndo spensierata anche se, ogni settimana, affronto il mercoledì sera con un po’ di timore, quasi come se la fatica o la sensazione di non farcela riescano a spaventarmi.

    Mi è capitato anche mercoledì scorso. Lavoravo da casa, mi sentivo concentrata e produttiva sul lavoro e mentalmente abbastanza combattiva da aver voglia di correre in serata, eppure una parte di me dubitava sulla sua effettiva necessità ed eventuale efficacia. Per ovviare ogni dubbio, ho preso le dovute contromisure: mi sono cambiata alle 18.30 per l’allenamento delle 20. Ricambiarsi per stare a casa sarebbe stato troppo stupido e faticoso!

    Al campo, il coach ed io ci siamo avviati per il riscaldamento prima che Nik ci raggiungesse. Parlando con il coach non mi sono resa conto di nulla, correvo e sentivo le mie gambe reattive, leggere. Rientrati al campo il coach mi ha detto: “Non male il riscaldamento a 5.15 mentre parli!”

    Sempre in attesa di Nik abbiamo fatto qualche altro giro in pista ed io mi chiedevo: “O non funziona il Garmin del coach o ho fatto un casino troppo presto ed ora scoppio!” Il programma recitava 5 volte i 400 metri con un recupero da 200 seguiti da 2 minuti di recupero da fermi ed, infine, un chilometro “lanciato”.

    Sotto le luci della linea di partenza, abbiamo dato inizio alle danze. Dopo i primi 200 metri, il coach guarda il Garmin e dice: “Eh, siamo a 4.20!” Io zitta. Correvo per stargli attaccata, ma non mi sembrava di andare così veloce! Arrivata in fondo, il dato è stato confermato. Io zitta ed incredula dopo 200 metri ho ripreso l’andatura veloce. Non c’era affanno né fatica, solo puro piacere di far scorrere le gambe lungo la pista, con l’attenzione protesa in ascolto del proprio corpo per intercettare i primi segni di un’eventuale fatica. Ma la fatica non accennava ad attanagliare i polpacci o almeno così mi sembrava. Le ripetute sono sgorgate in totale autonomia dalla sincronia delle mie gambe, del mio cuore e del mio cervello. 200 metri erano infinitamente corti in proporzione allo sforzo della ripetuta, ma non sembrava importarmi troppo! Il tempo rimaneva piuttosto stabile e le 5 ripetute sono letteralmente volate.

    Nei 2 minuti di recupero da fermi ho recuperato facilmente tutto il fiato ed in un attimo mi sono ritrovata a dire: “Ma il 1000 non lo facciamo così forte, vero?” Il coach mi ha guardato e mi ha detto: “Bhe, non possiamo farlo molto più lento! Andremo a 4.30!” Credo di aver sgranato gli occhi come Roger Rabbit! “Ma non possiamo andare a 5!” Il coach ha scrollato la testa e come ogni volta ha fatto a modo suo.

    Sto correndo con piacere, ma mai avrei pensato che un mercoledì sera di fine Gennaio in una forma a dir poco non ottimale avrei portato a casa il mio PB sul chilometro.

    La pista era ormai vuota. Gli amici Run Smile stavano cominciando gli esercizi di stretching, ma quando ci hanno visto posizionarci sulla linea dei 200 pronti a ripartire ci hanno incitato la partenza. Le loro voci sono le ultime cose che ho sentito in modo distinto. Tutto il resto si è fermato. La mia unica intenzione era quella di non muovermi dal fianco sinistro del coach. Non bruciarmi, non perdere efficienza nella falcata, non diventare rumorosa nel passo. Essere leggiadra, composta e veloce. I primi 500 metri sono passati in un lampo. Attraversato il traguardo ho pensato: “Un giro, Francesca. 2 curve difficili da gestire ed è fatta!”

    Alla linea dei 100 metri, i polpacci hanno cominciato a farsi sentire. Gli occhi si sono inumiditi per l’aria che cambia direzione arrivando dalla strada che corre alla destra della pista. Alla linea dei 200 metri, Nik mi è passato davanti per la prima volta quella sera. “No! Non devo mollare!” La curva dei 300 si è fatta sentire proprio tutta nelle gambe e nei polpacci, ma come ogni volta, alla vista del traguardo illuminato immerso nel buoi pesto del campo, ho dimenticato tutto, ho fissato lo sguardo e dato tutto quello che mi rimaneva in corpo.

    Il coach ha fermato il Gamin, fatto un respiro profondo e ha proteso il suo polso verso di me. “Io non sbaglio!” Il Garmin registava 4.29.

    Sto correndo come non ho mai corso. Sto correndo da 5 anni ormai, ma ritrovo lo stesso piacere di sempre, anzi amplificato dal divertimento di una corsa voluta, desiderata, leggera e inaspettatamente gratificante. La gratifica amplifica il piacere ed il divertimento innescando un circolo virtuoso. Non sia mai che da un puro piacere possano nascere quei tanto agognati traguardi che per anni sono stati meri obiettivi.

    Che sia la paura stessa di un obiettivo a precluderci alcune possibilità? Lo scoprirò solo correndo.

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