Run The World | Indonesia – Top 7 - Francesca Tognoni
  • Run The World | Indonesia – Top 7

    Nov 12th • Posted in Run the World

    Con la pioggia incessante delle ultime settimane, mi sono persa a riguardare le fotografie di quest’estate e tracciare la mia personalissima classifica delle mete top da non perdere in Indonesia.

    1. Borobudur

    Sull’isola di Java, una delle isole più grandi tra le 17.oo0 che formano l’Indonesia, ci sono due templi che meritano attenzione particolare: I templi Prambanan e il tempio del Borobudur. Il primo è ancora soggetto di importanti opere di restauro e ricostruzione, mentre il secondo, si staglia, in tutta la sua imponenza, grazie alla sua altezza di 35 metri. Borobudur ha rapito la mia attenzione sia per la struttura architettonica che richiama i gironi infernali dantesti sia per la ricchezza dei dettagli che animano i bassorilievi che coprono l’intera superficie di pietra.

    L’edificio è costituito da 10 terrazze, corrispondenti alle 10 fasi del cammino spirituale verso la perfezione, le quali sono divise in tre gruppi per rappresentare i tre regni del saṃsāra:

    • il primo livello rappresenta la vita nelle spirali del desiderio
    • i 5 livelli quadrati rappresentano la progressiva emancipazione dai sensi
    • le ultime tre terrazze circolari simboleggiano il cammino progressivo verso il definitivo nirvāṇa “regno del senza-forma”

    Terminata l’ascesa verso la perfezione, si raggiunge una superficie disseminata da una serie di stupa con una centrale che non si distingue eccessivamente per dimensioni a simboleggiare che la cima non è il punto di culmine del viaggio, ma è il viaggio il culmine di se stesso 

    1. Il Vulcano Bromo

    L’ Indonesia è una distesa di isola disseminata su una placca terrestre causa di parecchi terremoti e motivo della presenza di molti vulcani. Il vulcano Bromo si è fatto desiderare con interminabili ore di trasferimento, ma l’esperienza dell’ascesa sui pendii delle montagne terrazzate per l’agricoltura e la vista ci hanno ripagato dell’estrema pazienza. L’ascesa è stata a dir poco incredibile perché alle altitudini dove, in Italia, il paesaggio sarebbe caratterizzato da scarsa vegetazione in estreme distese di ghiaia sintomo di antichi ghiacciai, in Indonesia c’è una fittissima vegetazione e piccoli villaggi di agricoltori. I pendii scoscesi delle montagne sono costellati di piccoli terrazzamenti per la coltivazione di tutta la frutta e la verdura che serve all’isola di Java. Le popolazioni vivono in piccoli villaggi a dir poco fatiscenti, ma pur sempre dignitosi e al tuo passaggio, il cuore è allietato da gruppetti di bambini sorridenti che giocano con niente, ma sembrano non dargli alcun peso. La vera gioia dell’Indonesia!

    Arrivati in cima, uno spettacolo pazzesco si è aperto hai nostri occhi. Dal promontorio dove eravamo, il vulcano Bromo era proprio davanti a noi irto su una distesa immensa di terra giallastra. Il vulcano sembra aver apprezzato la nostra visita: dopo pochi minuti ha emesso un suono netto e gutturale a cui è seguito un cospicuo sbuffo di fumo denso. Dopo pochi minuti, invece, una nuvola maliziosa ci ha raggiunto di tutta fretta coprendo completamente il maestoso spettacolo. “Siete stati proprio fortunati!” ci ha detto la guida. A quanto pare, infatti, ci sono turisti che raggiungono questo promontorio la sera, passano la notte all’agghiaccio, nella speranza di cogliere, all’alba, per qualche minuto il vulcano in tutto il suo splendore rimanendo, però, più volte delusi a causa della foschia mattutina.

    1. Le piantagioni di Riso

    Le mie origini piemontesi avrebbero potuto costituire un elemento preparatorio alla vista delle risaie, ma niente in realtà avrebbe potuto perché la coltivazione del riso a Bali ha letteralmente plasmato il paesaggio. Le risaie terrazzate occupano interi pendii dei rilievi montuosi dell’isola costituendo uno spettacolo verdeggiante dai riflessi dorati e marrone dell’acqua stagnante. Ricordo che stavo camminando sul ciglio di una strada poco distante da Ubud intenta ad osservare dove mettessi i piedi, quando quasi in modo distratto o voltato lo sguardo verso la vallata che si apriva tra due casupole: sono rimasta senza fiato. Una distesa infinita di piccoli appezzamenti di terra ricolmi d’acqua e ciuffetti di erba verde intenso.

    1. Tirta Empul – Il tempio della sorgente

    Sebbene, attraverso l’Indonesia sia, a volte, possibile rintracciare delle caratteristiche simili tra la molteplicità di tempi da visitare, il tempio della sorgente di Bali si dissocia da tutti gli altri per l’unicità del suo misticismo. È un luogo affascinante, forse l’unico dove l’umanità in visita si zittisce di fronte al rito della purificazione o al sacerdote che batte ritmicamente il richiamo alla preghiera. Immerso nella foresta tropicale e costruito da pietra lavica intaccata, in diversi punti, dall’umidità e dalla natura rigogliosa, il tempio ti proietta in un mondo a sé stante. I pellegrini induisti raggiungono questo luogo per immergersi nella vasca alimentata costantemente da acqua potabile ritenuta sacra.

    1. Tanah Lot & Batu Bolong – L’insenatura d’oro

    Un tardo pomeriggio di fine agosto, la natura unita alla saggezza dei monaci di altre epoche è riuscita nuovamente a farmi rimanere senza fiato di fronte allo spettacolo del tramonto. Il sole caldo in procinto di eclissarsi dietro la linea del mare irradia le onde di rosso, arancione, rosa e celeste mentre le silouhette dei templi di Tanah Lot e Batu Bolong, costruiti su massicce formazioni rocciose, si stagliano in contro luce ai margini estremi di un’insenatura. Il mare impazza e si gonfia, ma la natura non smette di fare il suo corso e tu non puoi fare altro che fermarti a contemplare!

    1. Singapore – Melting pot

    Arrivare a Singapore da Bali è come fare un viaggio nel tempo catapultati tra i secoli senza avere la reale percezione di quello che stia accadendo. Singapore è una città che dopo anni di dominazioni ha dovuto reinventarsi un patrimonio culturale ed un’identità propria. Compito reso ancora più arduo sia dal melting pot di etnie, religioni e culture che animano la sua popolazione, sia dal fatto che ogni nuova incursione abbia raso al suolo quanto costruito dalla precedente dominazione. Gironzolare per la città, quindi, significa andare alla ricerca delle fedeli ricostruzioni di edifici o interi quartieri sorti sulle ceneri dei luoghi autentici e percorrere le diverse epoche storiche.

    Se, la visita parte, come nel nostro caso, da Marina Bay la prima scoperta saranno i luoghi coloniali dell’epoca della dominazione inglese e olandese per poi allontanarsi dalla city finanziaria alla volta del quartiere ebraico prima e mussulmano poi e riattraversare un quartiere puramente coloniale prima di immergervi in Chinatown o prendere la metropolitana alla volta del quartiere indiano. Attraversare la via coloniale mi ha fatto sentire a New Orleans, mentre Chinatown in festa mi ha ricordato qualche mercato di Pechino, infine, il quartiere indiano mi ha affascinato per i tetti estremamente decorati dei templi induisti che creano un netto contrasto con gli interni disadorni e poco mistici.

    Vista la mia ossessione per le sete asiatiche non posso esimermi dal fare una menzione speciale per i mercati del quartiere cinese e le stradine commerciali di quello indiano. Nel primo ho scovato giacche e sete cinesi dai ricchi ricami dorati e argentati, mentre per le strade del quartiere indiano mi sono persa tra i colori intensi delle sete impalpabili che vengono utilizzate per la creazione dei sari.

    1. Singapore – Gardens by the Bay

     La scoperta di Singapore non può escludere la visita, al tramonto, dei Gardens by the Bay. Giusto in tempo per salire sui “supertree” che si accendono all’imbrunire, mentre sullo sfondo si staglia un magnifico tramonto, ma soprattutto sincronizzati al punto giusto da scendere esattamente nel momento in cui si è richiamati a sdraiarsi sull’erba per godersi lo spettacolo Garden Rhapsody di suoni e luci ipnotiche. Oltre ad affascinare per le luci, queste costruzioni mi hanno incantato per la loro funzione tecnologica. I “supertree” infatti non sono altro che i camini di sfiato, se così li si può definire, costruiti per mantenere inalterata la temperatura e le condizioni atmosferiche ricercate all’interno delle due serre gigantesche che costituiscono il patrimonio botanico dei Gardens by the Bay.

    Ci siete stati anche voi? Vi ritrovate con le mie scelte oppure ne avete preferite delle altre che sono sfuggite al mio modesto tour in Indonesia?

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