Run A Life – Una routine inesistente - Francesca Tognoni
  • Run A Life – Una routine inesistente

    Sep 25th • Posted in Run A Life

    La routine è qualcosa di rassicurante oppure l’anticamera della noia? Sarà che io non sono mai riuscita ad avere una vera e propria routine. Ho avuto qualche abitudine che, però, non si sono mai protratte così a lungo da diventare vere e proprie routine. Una parte di me ha sempre ammirato la rassicurante sensazione di una vita scandita da una serie infinta di attività a ricorrenza fissa. Settimane con un’organizzazione talmente granitica da essere al sicuro dai peggiori imprevisti. Persone che, a distanza di anni, nutrono gli stessi interessi, intessono le stesse relazioni, negli stessi ambienti settimana dopo settimana, anno dopo anno.

    E’ qualcosa che trascende l’organizzazione e l’ottimizzazione dei tempi richieste da una vita frenetica. E’, piuttosto, la scelta consapevole di vivere una vita scandita da attività note, emozioni certe, rischi limitati, energie calcolate e adrenalina sotto controllo. Ma mentre gli altri vivono la loro routine io mi interrogo: “Non sarà noioso?” Mi rendo conto di avere una naturale predisposizione al caos razionalizzato, forse l’unica calzante definizione della mia routine inesistente.

    Vi ricordate la temibile domanda ai primi colloqui post-universitari: “Lei dove si vede tra 10 anni?” Poche semplici parole capaci di creare il panico totale perché, al momento, sarebbe bastato anche solo iniziare a lavorare per capire come fosse fatto il mondo del lavoro.

    Ultimamente, mi sono ritrovata ad avere la stessa sensazione di afasia e secchezza alle fauci per un’altra domanda di fondamentale importanza (per lo meno per uno sparuto gruppetto di persone!): “Qual è la tua giornata tipo?” o ancora “Qual è la tua routine?”

    Silenzio.

    La mia testa parte a razzo con una risposta tipo: “La routine qui non esiste. È la panacea delle persone tranquille, cosa che io non sono di natura. Da sempre, sono l’uragano di casa, la persona che stravolge le vite più quiete, quella con il marito che implora per un po’ di noia. Sono quella che raramente dice di no ed incastra gli impegni sperando nel teletrasporto o nella quadruplicazione del tempo. Ogni giorno, parto con l’idea di fare cinque cose e finisco per farne altre mille. Lavoro in un open space dove la concentrazione e la privacy sono occasioni rare, riservate solo a coloro che osano varcare la soglia delle 18.30 e macinare più cose possibili prima di realizzare che sia troppo tardi per andare a casa, allenarsi, preparare la cena, mangiare, sistemare e svenire sul letto. Non ho mansioni tipiche quotidiane, ogni giorno è un’avventura, perché gli imprevisti e i problemi sono ormai riclassificati come Opportunità da non sprecare. A volte sono alla mercé di chi raggiunge la mia scrivania per chiedere “consigli” o scaricare barili, oppure di chi mi apostrofa, da lontano, con un “Fra”, perché se mi chiamano, invece, con il mio nome intero mi si accende la lampadina della sola. Mi eclisso e faccio finta di essere diventata definitivamente sorda o di essere troppo concentrata. Ma ci sono anche le giornate nelle quali divento un po’ cattivella per districarmi come un ninjia e cercare di terminare almeno quello che ho iniziato prima di buttarmi a capofitto in qualcosa di nuovo o dar retta a qualcuno. L’unico, inossidabile evento fisso della settimana è l’allenamento con il coach del mercoledì sera. Forse l’unico barlume di routine che, comunque, deve essere difeso a spada tratta con picchetti, barricate ed ogni tipo di arma contundente perché basta un attimo di distrazione per rimanere vincolati ad una riunione, uscire tardi dall’ufficio o rimanere incastrati nel traffico della A4 neanche fosse l’esodo vacanziero. Tutti gli altri allenamenti sono forgiati a mia immagine e somiglianza: fissi nel numero indicato nella tabella, ma abbastanza flessibili da adattarsi alle condizioni della settimana, della giornata o dell’ultimo momento. Cosa vuol dire? Significa partire con le ottime speranze per il martedì sera, ma se la giornata rivela una densità simile al ripieno del tacchino del giorno del ringraziamento, si tralascia sperando nella clemenza del giovedì e, in casi estremi, si rimedia il venerdì sera inaugurando la tripletta con il weekend e macinare chilometri come fossi un motorino. A volte, la mia settimana è talmente ricca di imprevisti e riprogrammazioni da sembrare un susseguirsi compulsivo di un caos organizzato. Non è routine, è pura sopravvivenza e si impara strada facendo.”

    Ovviamente non rispondo così. Protraggo il mio silenzio, mi inumidisco le labbra, sorrido e dico: “Qui non ci si annoia mai.” lasciando all’interessato la libertà di fantasticare sulla mia ipotetica routine.

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