Road to Valencia – Week 6 – Il saluto all' estate - Francesca Tognoni
  • Road to Valencia – Week 6 – Il saluto all’ estate

    Nov 03rd • Posted in Run A Life

    “Quest’anno l’ estate sembra proprio non voler finire mai.” continuavo a ripetermi fino a qualche giorno fa. In effetti, la situazione aveva un che di surreale: ottobre inoltrato, sole caldo, pochi sbalzi termici, calzoncini corti e magliette leggere per correre. Non che mi dispiacesse, vista la mia ritrosia al freddo, ma come sempre, mi interrogavo sulle possibili conseguenze di tale estate tardiva. “Da qualche parte, la pagheremo!”

    La sesta settimana in preparazione alla Maratona di Valencia ha beneficiato tutta di questa falsa estate dischiudendo però un potenziale ancora tutto da scoprire.

    Domenica, il lunghetto di 16 km l’ho corso tra le colline di Dolianova in Sardegna, in completa solitudine. Udite, udite, novità assoluta: 16km di solitudine in un ambiente del tutto nuovo e con un percorso da costruire, strada facendo. Se me l’avessero detto non ci avrei creduto neanch’io, ma la determinazione, a volte, può fare miracoli.

    Normalmente, quando sono in un posto nuovo, ho parecchie ritrosie a correre in solitaria, ma in quell’occasione non avevo alternative. Forse, avrei potuto svegliare mio fratello, ma alla veneranda età di 37 anni so che svegliare mio fratello la mattina presto sarebbe come distogliere un animale dalla fase letargica più profonda. Uno sforzo immane, che non ho più la pazienza di fare.

    Così, alle 7.50 di mattina, dopo aver ascoltato le bizzarre raccomandazioni della mamma, tipo: “Non prendere freddo! Se ti ammali con i solo quella maglietta?” ho varcato il portone di casa e ho iniziato a vagare per le strade bianche delle colline circostanti. Il Garmin teneva il conto dei chilometri, mentre io mi preoccupavo del terreno disconnesso e delle sensazioni delle mie gambe. Non mi interessava la velocità. Il terreno ed il percorso incerto inficiavano sicuramente la velocità del passo, ma avevo in testa l’unico obiettivo di terminare il mio allenamento.

    Ho fatto il percorso suggerito da mio papà constatando che fossero solo 4,4km, ho aggiunto un paio di giri di perlustrazione nella periferia di Soleminis, mi sono avventurata su una strada in salita che costeggiava il campo santo, ho oltrepassato un allevamento di maiali e seguito le orme di nastri rosa appoggiati sui cactus per segnalare la festa imminente di un battesimo. Man mano che correvo, il timore iniziale lasciava spazio alla curiosità dei luoghi, degli odori e dei suoni.

    Vi siete mai lasciati inebriare dal profumo intenso dell’Osmantus? Sapreste riconoscere il lamento di un maiale? Vi siete mai spaventati all’eco di uno sparo in lontananza durante la stagione della caccia?

    La mente immersa nella natura selvaggia non ha fatto caso ai chilometri che diventavano meno inconsueti, più famigliari ed il cinguettare di un Garmin all’improvviso ha segnato la fine del lungo.

    All’appropinquarsi del mio rientro a Milano, amici e parenti dicevano: “Per fortuna, alla fine, è arrivato il freddo!” Come sempre, ogni cosa è relativa.

    Lunedì sera, Milano era un pochino più frizzante, ma niente a che vedere con il vero autunno.

    Tuttavia, il canto del cigno di questa estate, è stato indubbiamente, il clima che ha accompagnato l’allenamento galvanizzante di mercoledì sera.

    Guidando verso il campo, in impermeabile, soffrivo di vampate di caldo eccessivo, accendevo l’aria condizionata, mi incantavo davanti alle fantastiche striature rosse ed arancioni che coloravano il cielo al tramonto e perdevo ogni senso del tempo sul cruscotto della macchina. Il termometro dell’auto alle 19.10 segnava 27°C.

    Al campo, c’era un po’ di vento, ma non il solito vento che nel mese di ottobre ti sorprende alla curva dei 100 metri e ti causa dei brividi lungo la schiena imperlata di sudore. No, c’era un vento caldo, come se qualcuno avesse acceso un enorme phon per dirigere il getto di aria calda sulla montagnetta e la pista.

    Riscaldarsi in quelle condizioni, mi è parso come correre nel mese di agosto.

    Il programma del coach prevedeva le ripetute in pista 5×1000 scandito dalla sequenza di 400m veloci, 200m di recupero, 200m veloci e 200m di recupero. Ogni ripetuta era intervallata dai fatidici 2minuti di recupero statico. Per fortuna, nell’indecisione del meteo, mi ero portata ogni sorta di combinazione evitando quindi di essere troppo coperta per un clima decisamente fuori luogo.

    Ad ogni giro del campo, sebbene mi sembrasse che l’aria riuscisse a prosciugarmi la gola fino ai bronchi, riuscivo a stare al passo con il ritmo dettato dal coach. Il campo era piuttosto affollato, ma sembrava non mi importasse. Volevo godermi il saluto all’estate e contraccambiare con un allenamento degno di nota. È stato faticoso, ma è stato fantastico.

    Durante la notte, ha soffiato un vento fortissimo e le mie gambe si sono lamentate nonostante il magnesio. Il giorno dopo, come pensavo, l’aria era più frizzante e l’autunno si era ufficialmente palesato. In quello stesso giorno, è arrivata l’email del coach che si congratulava per l’allenamento. Un sorriso compiaciuto, quello di chi ha strizzato l’occhio all’estate in dipartita, mentre spalancava il cuore e la mente verso la prospettiva di un percorso fatto di progressi nella velocità, nella forza e perché no, nel poter proiettare tale forza e velocità in distanze più significative.

    Benvenuto Autunno, ne vedremo delle belle!


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