Road to Valencia – Week #4 – La mente della Maratona - Francesca Tognoni
  • Road to Valencia – Week #4 – La mente della Maratona

    Nov 03rd • Posted in Run A Life

    Annoso dilemma: “È la mente che governa il corpo o il corpo addomestica la mente?” Mi piace pensare che sia un lavoro di squadra, magari non sempre equilibrato, ma pur sempre una sinergia.

    Ogni volta che mi accingo a preparare una maratona, in casa, torna a farsi strada tra i discorsi quotidiani il riferimento ad un libro che non ho mai osato leggere nonostante la curiosità estrema. La maratona di Valencia non fa eccezione. Ma io, questa volta, ho ceduto alla curiosità ed ho iniziato a leggere capendo, fin dalle primissime pagine, il perché di tanta affinità. Il libro è Pensieri Lenti e Veloci di Daniel Kahneman, un affascinante viaggio attraverso i due meccanismi della mente umana: l’intuito, il pensiero veloce che agisce per istinto contrapposto dalla logica, il pensiero meditato.

    In casa, chi lo ha letto prima di me, in molte occasioni si è ritrovato ad esortarmi: “Governa la tua mente.” Facile a dire, difficile da mettere in pratica ed ora che la lettura si sta facendo ogni giorno più avvincente ne conosco il motivo.

    Le anime della Testa

    Non mi è difficile immaginare la mia testa dominata da due spiccate personalità dai tratti diametralmente opposti. L’intuito è un fascio di nervi, entusiasta di natura, impulsivo, reattivo sempre all’erta ed in cerca di avventura. Colui che non teme di non sapere e, nel dubbio, non tace mai pensando di avere ottime ragioni a supporto delle sue tesi ed evidenze inconfutabili. Il pensiero meditato, invece, lo immagino un buongustaio panzuto comodamente abbandonato su una poltrona da lettura, relegato un po’ in un angolo dove può stare, indisturbato, per tutto il tempo che gli aggrada. Interviene se strettamente necessario per redimere una situazione in avaria, anche se per la maggior parte del tempo si limita a gridare saggi consigli qualora le evidenze dell’intuito comincino a sgretolarsi a contatto con la realtà.

    Sembra un cartone animato, ma se cominciate a farci caso si possono trovare mille occasioni in cui i due personaggi si palesano, a modo loro, governandoci come delle marionette.

    L’applicazione negli allenamenti

    La Domenica della quarta settimana, dopo aver rotto il ritmo delle gambe grazie alla trasformazione più veloce di sempre, avevamo in programma un allenamento non molto lungo, ma caratterizzato da un ritmo in crescente vivacità. In particolare, il coach ci aveva imposto il ritmo da tenere per 10km, seguiti da 2km ad una velocità 20” più veloce e, per terminare, altri 2km ad una velocità ulteriormente ridotta di altri 20”. Mi sentivo pronta, leggermente spaventata, specialmente dall’ultimo tratto, ma abbastanza combattiva da non lasciare niente per strada, chilometri o secondi che fossero. I primi 10km sono scivolati via come un rosolio esattamente alla velocità prescritta dal coach. Nik, ogni tanto, controllava che non mi avvicinassi troppo alla velocità della tranche successiva, ma io pensavo immediatamente che fosse meglio stare al di sotto del tempo dato dal coach per non rischiare di “sedersi” ed accontentarsi di un ritmo ben più lento. Fin qui i miei pensieri motivazionali mi sono sembrati sensati.

    Dopo 2 minuti di recupero, siamo partiti per la seconda tranche dalla velocità media. Anche in questo caso, cercavo di fare Furia cavallo del West spingendo un po’ troppo la velocità al limite forse esaltata dalla capacità delle gambe e della mente di mantenere alta la motivazione. Al termine, mi sentivo un po’ stanchina, ma prontamente l’intuito mi ha fatto pensare che in poco meno di 10 minuti sarebbe finito tutto. Allo scadere del tempo di recupero sono partita davvero forte, a bombazza come mi piace definirlo. Nik ha tentato di dissuadermi, ma continuavo con falcata ampia ed alta neanche dovessi percorrere 400 metri. Ricordo che all’ultimo monito di Nik ho pensato nettamente d’istinto: “Bene, ho del margine!” Ma 2km non sono 400 metri e se esci la domenica mattina senza fare colazione e hai già nelle gambe 12 km oltre gli allenamenti della settimana ed il potenziamento muscolare del giorno prima, la falcata rimane ampia ed alta per poco tempo. Infatti, la catastrofe. Ad un certo punto, le gambe si sono appesantite, il passo ha rallentato ed il mio infallibile intuito si è ritrovato spaesato, privo di ottime evidenze. Con i denti stretti ho cercato di limitare i danni, ma i metri all’arrivo non erano manciate di decine, forse non mi trovavo neanche a metà percorso. La mente vagava in cerca di facili appigli, invano forzava lo stomaco a digerire in cerca di zuccheri pronti all’uso, ma niente.

    È facile immaginare l’intuito in preda ad una totale crisi di panico, incapace di prendere decisioni, immobile terrorizzato ripetere, invano, i tentativi ormai noti sperando, sempre invano, che qualcosa possa portare un risultato differente dal fallimento. Ma niente. Non c’erano zuccheri pronti da bruciare, i muscoli erano stanchi, le gambe pesanti, ma la missione era troppo importante per lasciarla abortire.

    Dal retro, da un angolo piuttosto buio, è affiorato il suggerimento del pensiero meditato: “Prendili da qualche altra parte!”

    Un cono di luce sul buio ed il panico. “Prenderli da altre parti? Da dove?” La voce: “Dalle scorte del corpo o semplicemente dalla motivazione della testa!” Effettivamente, lo sforzo richiesto per arrivare in fondo non era molto paragonato a quello che avevo già affrontato. Non avevo bisogno di molto se non di visualizzare la fine, visualizzare la capacità di farcela, ricercare dentro di me la vera motivazione per superare le difficoltà dei pochi attimi che mi separavano dal traguardo.

    Gli occhi si sono focalizzati su un punto lontano del rettilineo, la mente si è inorgoglita alle immagini di tutti i traguardi raggiunti, la pelle si è imperlata di un leggero brivido e, poco dopo, il garmin ha segnato la fine.

    Con il respiro affannato, non mi sono mai sentita così orgogliosa dei miei pensieri.

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