Ripetute in pista | Lucida Follia

Ripetute in pista | Lucida Follia

A volte capita di incontrare delle persone che, pur essendo delle meteore nella nostra vita, entrano in empatia con il nostro io più profondo alla velocità della luce e lasciano dei consigli capaci di creare un solco anche nelle superfici più dure delle convinzioni. Consigli che diventano tarli. Tarli che con il loro lento incedere guadagnano un posto di rilevanza nei pensieri e diventano realtà senza che ce ne si renda davvero conto.

In settimana, un uomo di scienza, che per attitudine dovrebbe essere poco incline all’irrazionalità, di fronte all’incapacità di spiegare, con le sue conoscenze scientifiche, il perché di alcuni fenomeni mi ha lasciato il consiglio più spassionato e più inaspettato, ma forse il più vero di tutti quelli finora mai ricevuti:

“Liberi la mente e si lasci guidare solo da una Lucida Follia!”

Lucida Follia. All’inizio, non lo nego, sono rimasta spiazzata. Come fa una follia ad essere lucida? Come si fa a vivere in preda ad una follia, per di più lucida? La follia solitamente non definisce la gente che si reputa pazza? Ed io dovrei imparare ad essere pazza? Lucida follia… 2 giorni di dubbi, domande senza risposta e qualche sprazzo di nervosismo. Il nulla. Interrogativi, tanti, soluzioni plausibili, nessuna. Poi, la corsa, come spesso accade, ha dato la sua interpretazione. O meglio mi ha dischiuso quello che mi è sembrata l’unica strada percorribile, per il momento, ma, forse, anche la più genuina e vicina alla mia vita.

Mercoledì sera sono arrivata al campo con un po’ di anticipo. Volevo farmi perdonare per tutte le volte che tardo e faccio attendere il coach. Mentre aspettavo al freddo interrogandomi se non avessi troppo sottovalutato il mio abbigliamento per le temperature invernali della serata, mi sono data dell’incosciente. Non sapevo niente di quello che stavo per affrontare. Potevo immaginare una sessione di salite, ma avevo pagato la pista per essere comunque certa di non sbagliare. Il manuale del runner responsabile prevede e raccomanda un ripasso del programma prima di ogni sessione, ma la maggior parte delle volte io preferisco esercitare un completo atto di fiducia nei confronti del coach (davvero una bella definizione!). Mi presento all’allenamento al buio. La sorpresa non mi delude quasi mai, anche se a volte, come mercoledì appunto, vivo gli attimi appena prima con un misto di ansia e apprensione.

Mercoledì sera il programma prevedeva il solito riscaldamento in Montagnetta da terminare in pista seguito da ripetute strutturate per le distanze da 1000/500+2000/500+1000/500.

Il riscaldamento passa veloce tra chiacchiere ed aggiornamenti vari, sempre in attesa del ritardatario cronico Nik. Alla partenza del primo 1000 il coach mi guarda e mi dice:

“Sono 2 giri e mezzo da fare un po’ allegri.”

La mia faccia avrà assunto la solita espressione per dire: “Allegri cosa vuol dire?” Al solito, lui dà il via, io alla sua sinistra assaggio il suo ritmo e mi posiziono al suo fianco. Due giri e mezzo non sono lunghi, ma bisogna tararsi ugualmente bene per non strafare all’inizio ed arrivare sfiancati già alla prima ripetuta. Ma Mercoledì c’era quasi troppa gente in pista e volevo concentrarmi per non perdere il ritmo e farmi innervosire inutilmente. Mentalmente, ho svuotato la pista e mi sono concentrata solo sul rendere il mio passo silenzioso. Le scarpe sono ormai da cambiare, sono leggermente larghe e tendono ad essere rumorose, ma non mi piace fare rumore in pista. Non la sera con il coach, non dopo aver visto come corre Shalane  Flanagan.

Ogni 100 metri la mia mente rilascia in automatico pensieri positivo che motivano il mio passo. Non ho nessun sintomo di malessere, il respiro è regolare ed ampio, il passo mi piace e mi ritrovo a spingere. Il coach non mi ammonisce. Continua la sua corsa controllando l’arrivo di Nik. In men che non si dica arrivo in fondo, il coach guarda l’orologio e mi dice un tempo che in mesi di allenamento intenso non avrei neanche immaginato. Figuriamoci ora che sto costruendo la mia ripresa.

Nel primo recupero ci raggiunge Nik e il coach lo ragguaglia sul mio primo 1000. La lampadina si accende: Lucida Follia. Come ho corso il primo 1000 è stata totale follia, non lucida ma pur sempre follia.

500 metri passano in fretta e si riparte per la tranche da 2000 metri. 5 giri di noia che trasformo in 5 giri di concentrazione e passo costante. Non faccio strappi, non mi distanzio dal coach, voglio solo arrivare in fondo costante. La totale Follia di prima ha lasciato spazio alla Lucidità. Forse fin troppo lucida, poco folle, ma pur sempre degna di nota alla fine, un risultato che lascia contento ugualmente il coach e mi motiva a puntino per affrontare l’ultimo 1000.

Prima di partire ho solo il tempo di sentire il coach: “Dai Fra, come il primo!” Dopo 5 giri, 2 giri e mezzo sembrano davvero infinitesimali e veloci. Non fai in tempo ad abituarti, a spaventarti, arrivi a metà e le gambe cercano di vincere la stanchezza spronate dalla mente che ripete come un mantra: “Dai tutto, tanto è l’ultimo!” All’inizio degli ultimi 200 metri, mi concentro sulla spinta dei piedi, su come migliorare la capacità di sfruttare la spinta fino in fondo. Esco dall’ultima curva mentre il coach mi incita a dare il tutto per tutto nell’ultimo tratto. Non mi trattengo, ma cerco di controllare la spinta dei piedi, la posizione delle braccia, la stabilità della testa con lo sguardo fisso diretto verso il traguardo. Non mi sembra di correre, ma di volare. Il coach mi sorpassa e continua il 2000 con Nik, ma mi urla un numero inaudito. Mi sento fiera di quei 200 metri. Mi sento fiera di questa serata fredda d’inizio inverno.

Lucida follia è la soluzione. Lucida follia è la capacità di affrontare le esperienze con un grado sufficiente di incoscienza accostato alla fiducia verso chi ci circonda e del fatto che il nostro corpo e la nostra mente ci riservino sempre le energie e le forze necessarie per stupirci e lasciarci vivere esperienze folli, ma per questo entusiasmanti. Lucida follia è la strada da percorrere per non assopirsi nelle proprie convinzioni che certi risultati e certi tempi non ci appartengano solo perché non li abbiamo mai sfiorati. Lucida follia è la mia corsa verso qualcosa che ancora non conosco, ma per cui mi affido ogni settimana a qualcuno che mi sprona a dare il massimo anche quando io sembro non riconoscere il mio minimo.  Lucida follia è la voglia di volare correndo, di liberare i pensieri correndo e di riscoprirsi ogni volta appassionati di qualcosa che sembra averci annoiato o spaventato. Lucida è la follia di chi non si accontenta, archivia la soddisfazione di ogni mercoledì sera e si prepara a vivere il successivo come se fosse il primo.

Written by Fra, Images by Google | Tutti i diritti sono riservati

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Francesca, Sportblooger e Maratoneta che corre nella vita di tutti i giorni, per sport, ma soprattutto per assaporare ogni attimo di vita. Run A Life è il personalissimo percorso per celebrare ciò che c’è ed esiste per ignorare tutto quello che sembra mancare. La Vita è una corsa, la corsa è la Vita. Uno spazio per condividere avventure sportive, libri, video e personaggi che lasciano un segno ma anche i viaggi intrapresi per lavoro o per il semplice piacere di correre per le strade del mondo.