Le ripetute Vikinghe - Francesca Tognoni
  • Le ripetute Vikinghe

    Jul 27th • Posted in Run A Life

    “Mi tiri?”

    “Io? Questa sera non so cosa riesco a fare…”

     ripetute vichinghe1

    Il mio sorriso stentato esprime tutta l’incredulità di cui sono capace. Il giro in montagnetta di riscaldamento è stato sufficientemente strano. Dopo un inizio con l’onore di seguire, per alcuni metri, il Serial, la Sara, il coach e la Lela, il ritmo è andato calando e una stanchezza, una spossatezza sembravano essersi impossessati delle mie gambe. Entrata in pista ho finito trotterellando il giro di riscaldamento.

    Allo start la Faby mi chiede: “Ehi, cosa fai? Mi tiri?” “Io? Cominciamo al tuo ritmo, se riesco a reggerlo, le faccio con te.”

    Sono 5 volte gli 800 metri con 3 minuti di recupero. Nella testa, a parte l’incredulità e la stanchezza, una sola certezza: se li inizio, li faccio tutti, magari cammino un po’ al recupero, ma 5 sono e 5 devono essere.

    L’inghippo degli 800 metri sta nel comprendere e far comprendere alla tua mente, alla respirazione e al tuo corpo quanto durano in realtà e che sia possibile gestirli. L’ultima volta in pista ero stata un po’ rumorosa e cerco di concentrare i miei pensieri solo sull’essere silenziosa e l’utilizzo corretto dei piedi.

    La prima slot è tutta concentrata a passare tranquillità al corpo e al respiro. Il ritmo va bene e le gambe sembrano sgretolare lo strato polveroso e secco che hanno accumulato. Allo scoccare del recupero, cammino per 200 metri e poi riprendo a correre lentamente: se perdo il contatto con la Faby so di avere poche chances di portarle a termine da sola! “Faby, sono qui eh?” Partiamo per la seconda slot. Passa in un attimo, ma un senso di nausea alla fine, mi fa tornare a camminare per il recupero. Mi rimetto a trotterellare un po’ troppo dopo e la distanza con la Faby è maggiore questa volta, ma lei mi sorprende. Si gira, va contromano e mi recupera. Si riparte ancora per la terza, la quarta e poi anche la quinta. Nessun motivo per ridurre il ritmo è una questione di tenacia e di empatia. Si è innescato un gioco quasi, in cui non si capisce chi traina e chi segue, ma c’è un flusso incondizionato di energia e di motivazione. Durante il quinto, la trasformazione, mancano 400 metri e “Cambio il passo” dice la Faby. La soddisfazione per essere alla fine prevarica la stanchezza e motiva l’accelerazione. Nella mia testa passo velocemente dal: “Vai pure, io finisco cosi!” al “Perchè no? Dopo tutto è solo un giro.” Il gioco si intensifica e rinvigorisce le gambe che ci fanno involare “Dai Faby che abbiamo finito e queste ripetute le chiameremo Vikinghe!” Grazie Faby!!