La Maratona di Londra | La Maratona della Vita – Max

La Maratona di Londra | La Maratona della Vita - Max

Un anno fa, la Maratona di Londra. Una delle più belle pagine della mia vita anche se qualcuno potrebbe pensare che possa dire così di tutte le maratone. Ma non è così. L’esperienza dell’anno scorso per me ha un valore plurimo ed intimo.

Un’esperienza durata tutti i mesi della preparazione, ma culminata in una gara che ho affrontato con l’estrema serenità di chi sa di aver fatto tutto quello che era in suo potere fare, al punto da addormentarsi sotto il tendone in attesa della partenza. Una gara affrontata sapendo che prima o poi un dolore si sarebbe presentato all’appello, ma non per questo potevo farmi rovinare lo spettacolo di ogni singolo chilometro. Un traguardo raggiunto con il sorriso pieno, soddisfatto, l’emozione che toglie il fiato e l’estrema sensazione di orgoglio verso se stessi. Un piano di allenamento, un compagno di corse, un coach e una gara che mi hanno fatto sentire fiera della donna che sono e mi hanno reso una donna più forte.

Sabato, mentre pensavo a cosa scrivere per non esprimere pensieri retorici, si sono succeduti episodi dolci e amari, positivi o estremamente negativi. Un cocktail che solo la vita riesce a preparare così inaspettatamente, ma che va ugualmente assaporato nel loro gusto unico.

La nota più dolete è stata quella di ricevere la notizia della morte di un mio caro ex collega. Max è stato il project leader di ben tre progetti, per cui lo annovero tra i colleghi con cui ho passato molte ore, alcune tese altre molto piacevoli ad ascoltare le sue esperienze o dargli dei consigli per le sue corse. Un collega saggio, dotato di un repertorio vastissimo di aneddoti che a volte gli costava la sensibilità di capire, con largo anticipo, l’esito di alcune idee del marketing e uno spiccato scetticismo che a noi piaceva chiamare “veggenza”.

Abbiamo cominciato a parlare di corsa qualche mese prima che gli diagnosticassero il male. Era solito correre per le vie irte che circondavano casa sua a Varese e si era prefissato di correre la Stramilano. Obiettivo che molto a malincuore aveva dovuto abbandonare il primo anno perché i medici gli avevano consigliato di riguardarsi salvo poi ricredersi visto che l’effetto benefico dell’attività fisica era ben visibile su diversi parametri fisiologici. Pian piano ha ripreso a correre, a rifarsi il fiato per le sue salite e l’anno scorso, mentre io iniziavo la fase di scarico per la Maratona di Londra, lui ha corso la 10 chilometri organizzata dal Politecnico di Milano.

I suoi occhi vispi illuminati dal racconto della gara sono ben impressi nella mia mente. Era intimorito dalla partenza, si era divertito lungo il percorso per le stranezze degli studenti e si è stupito del suo sprint al traguardo. Era orgoglioso di non aver desistito. Era contento di avercela fatta. Avevo il cuore colmo di gioia per lui.

Lo stesso guizzo l’aveva riservato per me al rientro da Londra quando, con il consueto caffè del venerdì, mi aveva ascoltato con vivo interesse, mi aveva posto molte domande e aveva voluto sapere ogni dettaglio. Alla fine si era ripromesso che appena passato il male si sarebbe dedicato prima al suo obiettivo di sempre, la Stramilano, e poi ad un sogno.

Max è stato un esempio di come la malattia fosse una goccia nel mare della vita, qualcosa da vivere in parallelo rispetto a tutte le altre, una cosa che non doveva togliere senso e valore, ma andava vissuta cercando di amalgamarsi a tutti gli latri impegni.

Tanti chilometri della Maratona di Londra li ho corsi pensando a tutte le persone a me care che affrontano le difficoltà con un sorriso, senza farle pesare alle altre persone, trattando le disavventure come parentesi di un progetto più grande. Tanti altri chilometri li ho corsi per le mie disavventure che cerco di trattare allo stesso modo, accusando il colpo, ridimensionando la portata delle ammaccature per ritrovare, grazie alla corsa, la forza e gli stimoli per andare avanti, per lottare e aggiungere il proprio traguardo con la gioia nel cuore e la soddisfazione del lottatore.

Non sarebbe più facile fermarsi e concedersi il tempo? Forse. Ma sono sicura che ognuno debba imparare a capire che tipo di persona è e quali sono le cose che influiscono positivamente sulla sua felicità. Non esistono le ricette precostituite, non esistono consigli universali. Quello che vale per me, non posso pretendere che valga anche per gli altri.

La Maratona di Londra la ricordo per questo connubio di calma e serenità, di determinazione a lottare facendo le cose che mi regalano un sorriso ampio, la soddisfazione di saper lottare, la gioia di condividere con chi conosce la sofferenza ed apprezza e ha apprezzato la vita in ogni suo singolo attimo. Ciao Max ti porterò con me nelle prossime corse!

 

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LifeRunner, maratoneta che corre nello sport, come nella vita. Allenandomi ho scoperto il potere della fatica, della mente e della voglia di farcela. Come LifeRunner racconto le mie avventure sportive, i libri e le persone che mi sorprendono, ma anche i viaggi che mi permettono di scoprire il mondo correndo. Credo nel potere comunicativo dello sport e spero di essere un supporto per chiunque condivida questo punto di vista.