La corsa con Diabolik - Francesca Tognoni
  • La corsa con Diabolik

    Apr 06th • Posted in Run A Life

    Avete mai corso con Diabolik? Avete mai sognato di far parte della squadra di Diabolik in una delle sue diabolike imprese? Al di là delle mie aspettative a me è capitato il mercoledì dopo la StraMilano.


    La corsa con Diabolik

    Lasciata sola da Nik, il mio programma prevedeva 4 chilometri di riscaldamento seguiti da tre serie di ripetute in salita da 100/200/300metri e per finire 2 chilometri di trasformazione. Una passeggiata di salute, insomma. Ma niente di cui mi potevo assolutamente lamentare. “Chi è causa del suo mal pianga se stesso” dice, a ragion veduta, il proverbio. Avendo fatto solo 24 chilometri dei 34 previsti la domenica della StraMilano, il programma ha subito un’aggiustatina diabolika del coach.

    Non volevo rimanere sola a fare le salite in Montagnetta così ho chiesto al coach di farmi da pacer e motivatore. Mai richiesta fu più azzeccata. Si è presentato vestito tutto rigorosamente di nero, arzillo motivatore e diaboliko, instancabile fiscale dei metri e dei ritmi.

    Messa in pista per il riscaldamento, lo lascio all’ingresso del campo, ma dopo il primo giro lo vedo comparire sotto la luce dei fari della linea di partenza. Ad ogni passaggio, compariva in punti diversi del rettilineo tenendomi il conto dei giri e del passo. Completati gli otto giri previsti, ci siamo diretti trotterellando verso l’inizio delle salite e lì è cominciato il bello.

    “I 100 metri li fai tranquilla spingendo bene con i piedi e le braccia, bella rotonda. Il recupero di camminata ti sembrerà lunghissimo in confronto agli altri. I 200 metri li conosci, alla curva c’è la crisi, ma se spingi bene con le braccia vai su e dopo la seconda curva sei arrivata. Il recupero è mezzo camminando e mezzo correndo. I 300 sono quelli che sono. Dopo l’arrivo dei 200 spiana un attimo, allungati un attimo per recuperare prima dell’ultima curva dove vai su solo di forza. Il recupero è 100 metri di camminata e poi corricchiando torni giù per ricominciare. ”

    La prima salita da 100 metri è stata facile. Le gambe erano abbastanza reattive, pronte a “pinzare” l’asfalto per facilitare la falcata. Mi ricordavo di aver fatto i 200 metri negli ultimi mesi, ma i 300 di sicuro non li facevo dalla preparazione per New York nell’estate del 2013. All’inizio dei primi 200 metri vedo il coach alla fine della salita, un attimo dopo è scomparso. Arrivo alla curva e lo rivedo davanti a me che mi incita a muovere bene le braccia per avere spinta. Lo supero e mi segue per assicurarsi la vista fino all’arrivo preciso del segno dei 200 metri.

    “Rimettiti a correre per scendere. Se no ti raffreddi!”

    “Si, si, non sia mai che debba anche lottare contro il freddo!”

    Stessa scena ai 300 metri. Lo vedo quando parto, poi scompare dietro la curva per curare il passaggio ai 200 metri, lo seguo con la coda dell’occhio durante il falso piano. Sento la sua voce che mi incita a prendere fiato, ma non lo vedo più. Faccio l’ultima curva convinta che mi stia seguendo da lontano, ma me lo ritrovo davanti fermo, sorridente che mi segnala l’arrivo dei 300 metri. Penso che questa sera mi stia allenando un fantasma. Compare e scompare. Non transige e controlla. Non cede niente, neanche un metro.

    La corsa con Diabolik 3

    Alla seconda serie delle ripetute comincia il mio bieco tentativo di contrattazione. Vorrei fare la trasformazione facendo il giro dei palazzoni. Il No secco è reiterato da una convinta scossa del capo. “E’ finito il tempo della trasformazione sul chilometro e mezzo, cara!” Diabolik, avrebbe avuto più pietà!

    Faccio le mie serie arrivando alla fine degli ultimi 300 metri contenta, ma ansimante come il lupo della Spada della Roccia. Trotterellando torniamo verso il campo che risulta completamente al buio tranne la linea dell’arrivo. Esulto al pensiero del mio desiderio avverato, ma Diabolik è implacabile: “Te li faccio fare al buio!”

    Lui tenta di farsi accendere le luci, io tento di fare gesti al gestore del campo per dire di no e poter sviare verso un percorso migliore. Niente. Nessuno dei due ottiene quello che vuole, ma in realtà Diabolik ottiene sempre quello che vuole. La trasformazione si fa epicamente al buio.

    Anche durante gli ultimi 2 chilometri, Diabolik coach scompare nel buio e ricompare in punti diversi del percorso per tenere i tempi ed il ritmo. Non riesco a tenerlo d’occhio. In questa preparazione ho sicuramente migliorato i miei ritmi, ma non mi rendo ancora bene conto di quale sia l’impegno respiratorio paragonato alla velocità. Il primo giro pare essere un po’ lento, ma abbastanza in linea e da lì posso avere i parametri per andare ad incrementare un pochino ogni giro. Secondo Diabolik dovrei cominciare a dare il tutto per tutto al terzo giro, ma almeno in questo faccio di testa mia e tengo ancora fino all’ultimo giro. Se penso che nel 2013 non riuscivo neanche solo a concepire la corsa dopo le salite mi reputo assolutamente soddisfatta dei miei risultati. Se incontro lo sguardo di Diabolik lo sono ancora di più!

    Diabolikamente bello correre in queste condizioni!

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