Il mio primo Halloween - Francesca Tognoni
  • Il mio primo Halloween

    Nov 01st • Posted in Run A Life

    Da cosa ti travesti per la festa di Halloween? Io di solito non festeggio Halloween, ma quest’anno mi travesto dagli Occhi della tigre che cercano avidamente il traguardo della pista. Non sai che soddisfazione!

    Il mio primo Halloween

    Venerdì sera, a Milano, in un orario in cui tutti smettono di allenarsi per correre a casa a sedimentare la settimana per affrontare con spavalderia ed entusiasmo il weekend e i festeggiamenti di Halloween, Nik, il coach ed io ci siamo ritrovati in completa solitudine a solcare le corsie della pista. Tre alieni, tre estranei al mondo che ci circonda se non per gli sparuti attimi in cui ci soffermavano a commentare le stranezze di alcune persone che si dirigevano ad un festa nel padiglione adiacente al campo. Forse gli alieni sono loro, noi solo runner in cerca dei nostri limiti.

    Il programma prevede una serie di ripetute con andamento piramidale: 200, 400, 800, 800, 400, 200 Ad intervallare ogni tratto di corsa veloce 200 metri di corsa lenta, fatta eccezione per le seri da 800 metri che regalano un respiro lungo 400 metri. Il tutto condito con 4 chilometri di riscaldamento e circa 1 di defaticamento. Sembra breve, rispetto al lungo della domenica lo è, ma è intenso. Intenso al punto tale da non accorgersi delle proprie gambe

    Dopo i primi chilometri di riscaldamento, alla linea che segna i 200 metri, rigorosamente in fila indiana, abbiamo dato inizio alle danze. Io in ultima posizione della fila con la mia missione che era, ma lo è tutt’ora, la ricerca della morte del respiro. Quell’attimo in cui spingi non finché pensi di averne, non fin dove ne hai, ma dove non ne hai più. Quell’attimo che mi fa più paura di un travestimento di Halloween e che devo cercare assolutamente se voglio progredire. I primi 200 metri mi sono involata, facevo fatica a stare al mio posto, ma sono durati un attimo, giusto il tempo per completare la curva, trovare il punto di arrivo su cui posare lo sguardo. All’inizio della prima slot da 400 ho cercato di mantenere il passo ma hanno cominciato a distanziarmi per l’ardua prova dei primi 800. Le gambe stanno bene e tutto sommato l’errore di fare i primi 200 metri troppo baldanzosa non si fa troppo sentire. I primi 800 sono i più duri. Faccio l’errore di vederli come 2 giri di pista e mi sembrano infiniti rispetto ai 200 e i 400. So che non devo mollare anche se le gambe si appesantiscono perdendo l’elasticità dei 200 metri. Cerco di pensare ad altro, cerco di concentrarmi sui passi, il rumore delle scarpe e di focalizzare la posizione degli altri 2 alieni. Arrivo in fondo e respiro per 400 metri pensando come affrontare la seconda serie. Mi viene in mente di suddividerli in slot da 200 metri pensando che la seconda volta che attraverserò i 200 metri saranno in realtà 600 metri e mancheranno solo 200 metri all’arrivo. Parto motivata, concentrata sul passo e la volontà di non lasciarmi sopraffare dal peso delle gambe. Mi ripeto all’infinito la parola “Leggera” per non irrigidire i muscoli del collo e non affossarmi sulle gambe. I due alieni mi superano, ma cerco di non dargli peso e mantenere la mia andatura. La suddivisone mentale funziona ed in men che non si dica mi ritrovo di nuovo con lo sguardo rivolto verso il traguardo. I 400 metri di corsa lenta mi servono per riprendere fiato, ma caricarmi come una molla per correre i 400 metri successivi a bomba. “Se scoppi Francesca non importa. Potrai non fare i 200 metri dopo, ma nei 400 metri devi dare tutto!” Alla linea di partenza scatta il lap e io mi involo. Raggiungo la linea dei 200 metri superando Nik e il coach che mi avvertono di essere in procinto di fare l’ultima slot dei 200 e di non lasciarmi influenzare. Ricordo di aver fatto segno di ok con il pollice destro e di aver cominciato la lotta immediatamente dopo. In un batter di ciglia, infatti, sento i loro respiri dietro di me i loro passi che mi incalzano.

    Il mio primo Halloween

    Sto finendo la curva in corsia 1 e non ho intenzione di schiodarmi da quella posizione, esco dalla curva e poso lo sguardo sul traguardo, alzo le gambe e comincio a spingere. Mi faccio raggiungere, ma per nessuna ragione voglio farli passare. Li sento come mostri sulla preda, ma più li sento vicini, più spingo. Ci fosse stato un drone o un testimone della scena avrebbe visto 3 persone correre alla follia per un traguardo senza premio. 3 persone spostate sulle quali, però, ho vinto io e il coach, lo so, non mi ha lasciato vincere. “Ho visto gli occhi della tigre che lottavano per il traguardo!” mi dice. Sì, non sono scoppiata, ma sono soddisfatta!

    Il mio primo Halloween

    I 200 metri di corsa lenta mi fanno recuperare il fiato sufficiente per ripartire in solitaria verso l’ultimo tratto. Le gambe sono un po’ affaticate e l’ultimo rettilineo fatico a vedere il traguardo perché gli occhi sono velati dall’aria e dalla soddisfazione. Così voglio correre, così voglio lottare, con gli occhi della tigre.

    Il mio primo Halloween