Il Lunghissimo | Le ragioni per farcela

Il Lunghissimo | Le ragioni per farcela

Ammetto che l’atipicità della preparazione di questa Maratona mi ha messo spesso con le spalle al muro ed il fiato corto ad interrogarmi sulle ragioni per cui correre, tanto che la canzone Million Reasons di Lady Gaga girava il loop. Nessun testo mi sembra più appropriato!

You’re giving me a million reason to let you go

You’re giving me a million reason to quit the show

You’re givin’ me a million reasons

Give me a million reasons

Givin’ me a million reasons

About a million reasons

Alle 7.40, domenica mattina, davanti al simbolo del km zero del naviglio, se avessi voluto, avrei trovato molte buone ragioni per non iniziare a correre il lunghissimo da 36 km.

Le gambe e la mente allenata per non più di 24 km, il crollo della settimana precedente, la sosta forzata di due settimane, la mancanza di resistenza, la stanchezza della vita quotidiana, i progetti falliti e riprogrammati….e tante altre ragioni per cui sarebbe stato moto più rassicurante essere un semplice spettatore.

La ragione più semplice era la paura. Paura di non farcela, paura di avvertire quella sensazione di spossatezza impossessarsi del corpo a poco a poco iniziando dai piedi e dalla testa fino a farti dire: “Basta!”.

Ma una vocina folle dentro di me non smetteva di pensare che se solo avessi avuto il coraggio di chiudere le porte in faccia alla paura e concentrarmi forse ce l’avrei fatta. Magari sui gomiti, ma ce l’avrei fatta.

If I had a highway, I would run for the hills

If you could find a dry way, I’d forever be still

But you’re giving me a million reasons

Give me a million reasons

Givin’ me a million reasons

About a million reasons

Sabato pomeriggio ho disegnato su un foglio la mia “autostrada”. L’ho arricchita di dettagli, dei ricordi di allenamenti con gli amici, di battute e sogni fatti con Nik. Ho frammentato il percorso in piccole tranches, le ho ripetute ad alta voce e le ho memorizzate. Ho corso i miei 36 km sabato sera prima di addormentarmi e domenica mattina prima di decidermi ad alzarmi per vestirmi. Ho reso il naviglio la mia casa.

LA PARTENZA

Domenica mattina, ho guardato in faccia la paura ancora troppo intorpidita lei, troppo determinata io, le ho dato un motivo per inseguirmi, se solo avesse avuto il fiato di farlo! “Ci vediamo lungo il percorso!” le ho detto, mentre al coach è bastato chiedere: “Andiamo fino ai 18?” per ottenere una risposta affermativa sicura accompagnata da un cenno deciso della mia testa.

I bow down to pray

I try to make the worse seem better

Lord, show me the way

To cut through all his worn out leather

I’ve got a hundred million reasons to walk away

But baby, I just need one good one to stay

Siamo partiti in direzione Abbiategrasso con l’arietta fresca che spirava contro di noi aumentando la piacevolezza della corsa. Passo costante, l’incontro con Sara per un in bocca al lupo volante e qualche battuta. I primi 10 chilometri non sono mai stati così spensierati e non sono mai scivolati via così in fretta. Lungo il percorso, qualche altro pazzo come noi, qualcuno in bicicletta, ma la sensazione che tutto fosse quasi in attesa. In attesa di un risveglio più deciso, ma soft come richiederebbe la domenica mattina. In attesa del rintocco delle campane a festa che liberano le persone nelle piazze e per le vie. A Gaggiano mi aspettavo il Labrador della solita casa sdraiato al sole per un saluto, ma anche per lui era ancora troppo presto!

Il ponte e l’incrocio per la sponda opposta del naviglio e l’inizio del vero banco di prova. 9 km immersi nel nulla. Pochissimi riferimenti, pochi ricordi, il campanile di Abbiategrasso sullo sfondo. Passo costante, sguardo fisso e concentrazione che cedeva solo qualche attimo per controllare il passare dei chilometri e scherzare con i pochi riferimenti che avevamo. L’affluenza dei ciclisti aumentava e oltre alle mille ragioni per non farcela cominciava ad affiorare anche la tentazione di gettarsi in acqua per lasciarsi trasportare verso casa dalla corrente.

Head stuck in a cycle, I look off and I stare

It’s like that I’ve stopped breathing, but completely aware

‘Cause you’ve given me a million reasons

Give me a million reasons

Giving me a million reasons

About a million reasons

Non so se siano state davvero le mie gambe o la voglia di raggiungere in fretta quel campanile che mi ha fatto arrivare in fondo. Al diciottesimo chilometro il coach mi ha guardato serio e mi ha detto: “Adesso 36 km li devi fare per forza!”.

IL GIRO DI BOA

Siamo ripartiti alla volta del ponte. L’aria era a nostro favore e aveva smesso il suo effetto benefico facendoci percepire, a poco a poco, la sensazione di caldo. Ammetto che in quei 9 km di ritorno se avessi voluto avrei trovato mille ragioni per smettere e cominciare a camminare. Ma ho tenuto stretto solo il pensiero di arrivare al ponte. Il ponte rappresentava già qualcosa oltre i limiti finora corsi. Al ponte sarebbero stati 26 km. Dal ponte ci sarebbero voluti altri 3 o 4 km fino alla fontanella dove potevo mettere la testa al fresco. Per un attimo mi sono innervosita per il filo delle cuffie e perché non ricordavo il nome della festa sul quale avevamo appena scherzato. Ho capito che erano tranelli. Tranelli della paura, così ho stretto il mio pensiero sul ponte e la fontanella.

And if you say something that you might even mean

It’s hard to even fathom which parts I should believe

‘Cause you’ve given me a million reasons

Give me a million reasons

Givin’ me a million reasons

About a million reasons

Al ponte ho fatto la pirata della strada pur di non incedere e fermarmi. Davanti alla chiesa di Gaggiano avevano allestito uno spazio chabby country chic per l’aperitivo e mentre Nik cercava di stimolarmi con l’invito per un centrifugato, io e il coach avremmo voluto fermarci per un prosecco, ma niente. Neanche questa tentazione ci ha fatto desistere. Il coach è partito a recuperare l’unico spumante concesso, l’acqua, mentre noi ci siamo fatti forza a vicenda fino alla fontanella raggiungendo il trentesimo chilometro.

IL FINALE

Da quel momento in poi sapevo che tutto sarebbe potuto accadere. Il passo era calato ma cercava di rimanere regolare. La mia mente a tratti mi faceva chiedere a Nik: “Tra un po’ mi regali 500 metri di cammino?” Lui rispondeva: “Quando? Subito?” e io stringendo i denti replicavo: “No, tra un po’!” Altro tranello della testa che chiedeva la certezza di un eventuale sollievo nel caso la situazione fosse precipitata. Ho deciso di correre gli ultimi chilometri in piccole tranches.

La stanchezza ha cominciato a farsi sentire, dopo l’ospizio al chilometro 34 anche se dentro di me sapevo che non era ancora la stanchezza totalmente debilitante da forzarmi alla resa.

Aye-eee-ayeee-ay-ayyee

Oh, baby I’m bleedin’, bleedin’

Aye-eee-ayeee-ay-ayyee

Can’t you give me what I’m needin’, needin’

Every heartbreak makes it hard to keep the faith

But baby, I just need one good one

Good one, good one, good one, good one, good one

Quel tratto è uno stillicidio per la testa perché decreta i chilometri mancanti ogni 100 metri. Uno stillicidio che nel nostro caso è stato alleviato dalla sorpresa di Laura e Roberta sopraggiunte per sostenerci e a loro volta sorprese nel vederci ormai quasi al termine dell’impresa.

La stanchezza ha ceduto, per un attimo, il passo all’emozione perché sapere di non essere soli a credere in qualcosa di impossibile sprigiona delle energie insperate. Esattamente quelle necessarie per raggiungere il coach al traguardo.

I’ve got a hundred million reasons to walk away

But baby, I just need one good one, good one

Tell me that you’ll be the good one, good one

Baby, I just need one good one to stay aye eee ayeee

Sono stata esaudita. Ho avuto la mia good ones reason per continuare a sognare e a lottare per 42,195 metri tra due settimane.

Forse nessuno, nemmeno io, se l’avesse detto anche solo una settimana fa ci avrebbe creduto. Ho avuto il merito di provarci. Ho avuto il merito di avere un coach, un marito e degli amici che ci hanno creduto con me e per me. Ho avuto il merito di ricercare nel profondo le mie ragioni per correre e per farcela.

Lyrics by Lady Gaga “Million Reasons” – Images by Coach Danelli & Nik | All rights are reserved

 

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LifeRunner, maratoneta che corre nello sport, come nella vita. Allenandomi ho scoperto il potere della fatica, della mente e della voglia di farcela. Come LifeRunner racconto le mie avventure sportive, i libri e le persone che mi sorprendono, ma anche i viaggi che mi permettono di scoprire il mondo correndo. Credo nel potere comunicativo dello sport e spero di essere un supporto per chiunque condivida questo punto di vista.