Maternità - I 6 consigli più desiderati - Francesca Tognoni
  • Maternità – I 6 consigli più desiderati

    Mar 17th • Posted in Run A Life

    Durante la gravidanza i consigli che ricevi si sprecano e la maggior parte non sono richiesti. Durante i primi mesi di vita con Matteo Augusto, mi sono ritrovata a pensare ai consigli che avrei voluto sentire durante la gravidanza, ma che nessuno mi ha dato.

    In gravidanza, tutti quelli che non potevano esimersi dall’esprimere consigli si sono limitati a dirmi solo cose del tipo:

    “Dormi!”

    “Approfittane adesso perché poi…”

    “Incamera il più alto numero di ore di sonno…”

    “Goditi la quiete…”

    Consigli leciti, per carità, ma poveri di senso compiuto se detti ad una che, come me, ha passato l’intera gravidanza affetta da insonnia gestazionale e che per ripristinare un po’ della routine pre-parto è in grado di sfoderare una determinazione che non si scalfisce sotto nessun tipo di pressione.

    In aggiunta, questi consigli, si sono rivelati ancora più poveri di senso perché svincolati da una spiegazione più esaustiva e dettagliata della vera deflagrazione di tutto l’ecosistema famiglia costruito, a fatica, fino al momento prima in cui la tua amata creatura varca la soglia di casa.

    Nessun conoscente, parente o amico, infatti, si è mai spinto oltre. Qualche sporadica allusione, ma tutti si sono limitati a parlare del sonno come se le ore di sonno sottratte a Morfeo siano l’unica rivoluzione, mentre per il resto ci si può appellare al senso materno che tutto vede e provvede.

    Della gravidanza, ricordo, con estremo piacere, la chiacchierata con una collega/amica canadese sulla scelta del parto cesareo. Esplicita, dettagliata, scevra di fronzoli emotivi, in quanto estremamente soggettivi (come ad esempio: “Sei matta!! Non riesci a tenere in braccio il bambino!”), concisa e realistica. Nessuna esagerazione, nessun filtro se non la realtà che poi ho attraversato.

    Se può essere così per il racconto di un’operazione, perchè il parto cesareo è di fatto un‘operazione, perché non può esserlo anche per i primi mesi di maternità? Mi è sorto un dubbio…non è che tra donne si cerca di celare la vera natura dei primi mesi per verificarne la “bravura”, per innescare un bieco tentativo di paragone, per deriderne i tempi e le modalità di evoluzione? Non ho una risposta certa, ma in alcuni casi ho un serio dubbio e questo mi basta per fare un’accurata riflessione.

    Ecco allora la mia personalissima lista dei consigli che avrei voluto sentire e che, se dovesse capitare che qualcuno sia interessato al mio parere, mi piacerebbe dare alle future mamme.

    1. La prima notte – E adesso? – Il senso di inadeguatezza

    L’emozione di varcare la porta di casa insieme, per la prima volta, come famiglia completa, è qualcosa di molto difficile da descrivere. È amore incondizionato, è gratitudine indiscussa contaminate dalla paura e dall’estrema fragilità del nuovo equilibrio in divenire.

    Eh sì, perché quando la porta di casa si chiude alle nostre spalle ci si ritrova con le poche informazioni racimolate al corso o all’ospedale, un carico emotivo a dir poco esplosivo ed un esserino tra le braccia che dipende esclusivamente da te.

    Il lecito dubbio non tarda molto ad insinuarsi: “E adesso?”

    L’emozione lascia spazio alla paura. Il fagotto di qualche chilo comincia a muoversi, a richiedere attenzioni che non sempre corrispondono a quello che tu sei in grado di fare ed un senso di inadeguatezza accresce dentro di te.

    Tra i miei consigli  quello a cui tengo di più è di non cedere troppo terreno alla paura. Nel primo periodo, questo senso di inadeguatezza ti accompagna ogni giorno. Anche quando ti addormenterai felice di aver appreso qualcosa di nuovo, nuove tecniche per farlo addormentare o farlo mangiare o digerire, il senso di inadeguatezza tornerà prontamente il giorno successivo perché il fagotto di qualche chilo è abilissimo a cambiare le carte in tavola e metterti di fronte a situazioni imprevedibili.

    Ho capito che può durare giorni, settimane o mesi. Tutto sembra dipendere dal fagotto, ma non è così. Il comando della tua vita, delle tue emozioni, delle tue facoltà è sempre tuo.

    Puoi trovarti a chiederti:

    “Chi me l’ha fatto fare??”

    “Perché l’ho voluto così tanto se non sono in grado?”

    “Sarò mai adeguata?”

    “Riuscirò mai a far fronte a tutto?”

    Ebbene, tutto sta a quanto dannatamente lo vuoi. Mi spiego meglio. Se non ci credi tu, nessuno è in grado di instillarti la sicurezza necessaria per far fronte a questo senso di inadeguatezza. Nessuno è perfetto. Nessuno è in grado di prepararsi ex ante a tutte le necessità evolutive del proprio figlio. È un percorso e come tale deve essere vissuto. Giorno dopo giorno. Ti consiglio di accettare tutti gli stati emotivi che ci si presentano con l’estrema sicurezza che tutto passa e tutto ha una durata circostanziale.

    1. L’Ostetrica – Il santo Graal

    Non sono pazza, ma al corso pre-parto ho preferito un mese in montagna al fresco (l’ospedale prescelto mi costringeva a frequentarlo solo all’ottavo mese che, per me, cadeva nel mese di Luglio a Milano. Impensabile!). Conscia di tale “mancanza” mi sono premurata di cercare una persona di riferimento con un’elevata competenza nel puerperio. Mai scelta fu più azzeccata! L’ostetrica in pensione che ho contattato lavora, nonostante l’età e la pensione, solo ed esclusivamente per la sua passione per i neonati. Non solo è venuta in casa 2 o 3 volte durante le prime settimane, ma si è resa disponibile, al telefono, ad ogni ora del giorno e della notte per aiutarmi a decriptare i bisogni del bambino ed il modo migliore per supportarlo. Una manna.

    “La mamma o la suocera non posso fare la stessa cosa?” Secondo il mio modesto parere la risposta è Ni. Dopo la nascita di un bambino la suocera diventa, per la neo mamma, un personaggio un po’ distante, mentre pare naturale rivolgersi maggiormente alla propria mamma, ma anche la mamma ha i suoi limiti. Un’ostetrica ha lavorato o lavora con i neonati di tutti i tipi per 40 anni, la mamma ha avuto a che fare con te e i tuoi fratelli ormai qualche anno fa. La sua esperienza, per quanto estesa, è pur sempre limitata e mediata dalla sua esperienza.

    “Tu non facevi così..” “Tuo fratello piangeva, ma non così…” “Perché non fai come me…” Credetemi, frasi lecite ed innocenti di una madre che vuole supportare la figlia, ma sono frasi che, in momenti topici dove gli ormoni la fanno da padrone, sono in grado di risvegliare la bestia dormiente che vive dentro di voi.

    Una persona esterna che viene individuata come professionista può dire qualsiasi cosa, invece, sicura che la recepiate come il santo Graal. Consideratelo tra i consigli da non sottovalutare.

    1. L’allattamento – La sintonia tra Domanda e Offerta

    Nessuno me l’aveva detto, ma anche l’allattamento segue delle precise logiche sociali.  Se nutri dubbi o non ti adegui preparati a sentirti trattata come una madre insensibile, una madre a metà o una di quelle che dà priorità alla carriera anche se la carriera non ce l’hai.

    La logica del BreastFeeding System funziona nel mostrarti l’unica strada percorribile che, nel caso specifico del 2019, è: l’allattamento a richiesta.

    Ho cominciato a nutrire qualche dubbio il secondo giorno in ospedale. I miei dubbi sono aumentati quando, una volta a casa, l’ostetrica in pensione mi ha fatto una semplice domanda:

    “Che tipo di persona sei? Ti piace avere una vita pseudo programmata oppure lasci scorrere gli eventi con facilità?”

    Non potevo che rispondere: “Mi piace avere una vita pseudo programmata.”

    La risposta è stata rivelatrice: “Bene, l’allattamento a richiesta non fa per te. D’ora in poi il bambino mangerà 6 volte secondo uno di questi due schemi…..”

    Perché non ci si domanda chi si ha di fronte? Perché si è pronti a tacciare una donna che non è disposta a vivere come una centrale del latte ad ogni ora del giorno e della notte? Perché chi non si adegua al sistema in voga viene giudicato “Non attratto dal particolare rapporto madre-figlio” (cit.)?

    Non ho allattato a richiesta mio figlio, ma il momento dell’allattamento rimane comunque uno dei più intimi e belli delle mie giornate. Un momento che rilassa molto e fa capire quanto madre e figlio siano in connessione a tal punto che uno risente delle emozioni dell’altro al solo sguardo.

    Esistono diversi tipi di donne. Esistono diversi tipi di allattamento. Nessuno è un motivo per avvallare discriminazioni sociali. Il mio consiglio? Individua chi sei e chi vuoi essere e fai la tua scelta senza curarti delle pressioni sociali

    1. Il più grande viaggio della Fiducia

    La scoperta più emozionante che ho fatto durante i primi mesi da neomamma è che la maternità è il più grande viaggio della fiducia. Anzi, senza fare alcuna allusione al film “Ti presento i miei…” è il più esteso cerchio della fiducia.

    Il neonato si affida inerme a mamma e papà pur conoscendoli sommariamente. Il suo è un affidarsi incondizionato. È fiducia di puro amore.

    I neogenitori devono avere fiducia in stessi a sufficienza per far fronte alle difficoltà dei primi mesi, al caos generalizzato che si crea nelle loro vite perfette, così come devono avere fiducia l’uno nell’altro per non creare antagonismi e stupide competizioni. Bisogna avere fiducia nella storia pregressa della coppia così come in quella futura perché una pseudo vita, per quanto diversa da prima, possa ricrearsi ed essere pienamente rispondente agli ideali sognati.

    La fiducia pervade anche i rapporti interpersonali. Bisogna avere fiducia che i nonni riescano, con i loro tempi, a prendere confidenza con il piccolo ed instaurare un rapporto unico ed insostituibile.

    Bisogna infondere fiducia al neonato ogni volta che incontra delle difficoltà che per noi sono piccole per lui sono enormi. Certo perché, per esempio, ho capito che se per noi digerire è una cosa naturale, per un neonato è una cosa da imparare, una cosa non sempre semplice, una cosa che può spaventarlo per cui instillare fiducia e tranquillità anche nei piccoli passi è estremamente necessario.

    Tutto il nuovo mondo in divenire è permeato di fiducia. Tra i miei consigli: respira a fondo e porta pazienza. Anche le cose meno perfette si sistemeranno dandogli un po’ di fiducia.

    1. La solitudine 

    La maternità è un cambiamento epocale che pochi hanno la lucidità di comprendere a priori. Nella maggior parte dei casi, te ne accorgi strada facendo, oppure durante il primo anno, durante il congedo o al rientro al lavoro. Indipendentemente da quando te ne rendi conto, è un movimento tellurico inevitabile al quale non puoi opporre resistenza. O per lo meno, puoi provarci, ma con scarsi risultati.

    La soluzione che alla fine si palesa si chiama compromesso.

    Non si può fare tutto come prima, non si può pretendere che tutto sia o torni come prima. Anche noi stesse. C’è qualcosa che è cambiato in noi, nelle persone che ci circondano, negli amici di lunga data o in quelli che rimangono vicini pur nella lontananza quotidiana. Il cambiamento c’è e si palesa pian piano. Io mi sono sentita spesso sola, lontano dalle persone che avrei pensato estremamente vicino, ma incredibilmente vicina ad amicizie che negli ultimi anni non avevo avuto il tempo di coltivare con solerzia. Con la gravidanza e durante la maternità è come se il tempo si fosse appiattito livellando tutte le amicizie per metterne in mostra la vera natura e permettere di riconsiderarle per quelle che sono. Ho speso molto tempo a farmi il processo alle intenzioni e chiedermi cosa fosse cambiato dentro di me per allontanare coloro che credevo vicino e avvicinare, invece, nuove straordinarie persone. Molti cambiamenti sono impercettibili, inevitabili, naturali a tal punto da non poterli fermare. Alla fine, ho capito che è la vita ed il consiglio che avrei voluto ricevere è quello di non essere troppo severi con sé stessi. La solitudine fa parte della condizione umana, soprattutto di una fragile come una persona che affronta la nascita di un essere umano. A volte è inutile e lesivo arrovellarsi e farsi del male, bisogna solo prendere quello che c’è di positivo e distaccarsi, per un po’, da ciò che ci fa soffrire.

    1. L’innamoramento

    Ci sarà un momento in cui tutta la fatica, tutti gli ostacoli e le difficoltà dei primi mesi scompariranno. È un momento preciso.  Ti consiglio di tenere le antenne tese verso la fine del terzo mese perché è un momento indimenticabile.

    Il primo sorriso consapevole di tuo figlio che riconosce il tuo viso, la tua voce, volge lo sguardo agitando braccia e gambe e ti guarda con occhi trasognati e anela dalla voglia di poterti accogliere con un verso, con una “parolina”.

    Ecco, quello è il momento dell’amore che tutto cancella e tutto permette.

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