Decluttering | La mia settimana - Francesca Tognoni
  • Decluttering | La mia settimana

    Nov 08th • Posted in Run A Life

    Ebbene sì, ho preso il coraggio a quattro mani e ho indetto la mia settimana del decluttering.

    Lungi dal voler stilare il manuale del perfetto Decluttering, mettendomi in competizione con i migliaia di tutorial online, voglio solo condividere la mia esperienza, la prima, ma di certo non l’ultima!

    Perché indire la settimana del decluttering?

    Dopo un periodo particolarmente intenso a livello psicofisico che ha interessato diversi ambiti della mia vita, da quello lavorativo a quello sportivo fino a quello più intimo personale, ero giunta ad uno stadio di totale smarrimento ed oppressione. Mi sentivo come se stessi correndo come un criceto sulla ruota non riuscendo, però, a deciderne la velocità, l’intensità quotidiana e la direzione. Qualcuno sarebbe portato a pensare: “Cosa c’è di male? A me capita tutti i giorni!” Se, da una parte, sono sempre stata propensa anch’io a pensare che tutto ciò fosse normale, quando mi sono resa conto che gli eventi mi stavano macinando ad una velocità tale da non avere neanche il tempo di metabolizzarli, racimolare le forze per ripartire e gustarmi il momento presente, ho urlato un sonoro STOP.

    Non senza morti e feriti lungo il percorso, ho stretto i denti fino all’inizio del periodo designato e poi ho mollato gli ormeggi e mi sono dedicata a me stessa.

    A quale tipo di decluttering ti sei dedicata?

    Essendo un segno di terra, la mia disanima, come sempre, è partita dalla constatazione di un disordine materiale per giungere, infine, all’ammissione di qualcosa di più profondo. Per cui, da bravo Toro, all’inizio, mi sono dedicata anima e corpo al decluttering classico strettamente collegato all’attività della riorganizzazione degli spazi casalinghi, dell’ordine e della conseguente liberazione da tutto ciò che non utilizzavo più e che mi trascinavo anno dopo anno nella speranza del momento opportuno per una seconda vita.

    Sistemata ogni cosa visibile, mi sono rifugiata in un angolo remoto delle montagne e lì, da sola, senza macchina, senza compagnia e poca connessione mi sono dedicata al decluttering mentale, quello più difficile, ma anche il più utile.

    A pensarci bene, i sintomi prodromici di un totale smarrimento sono affiorati progressivamente quando mi veniva mossa l’obiezione: ”Ok, fai qualcosa che ti piace!” Io impiegavo troppo tempo per rispondere, mentre ogni idea veniva soffocata da un’interminabile lista di cosa da fare.

    Il decluttering mentale non è immediato come quello materiale perché chiede di rallentare i tempi, dilatarli concedendosi l’ozio di distogliere l’attenzione da quello che bisogna fare per sostituirlo con le cose che si ha voglia di fare. Più facile da scrivere che da fare per una mina impazzita! Ho riscoperto il valore della montagna nel mese di novembre. Nessuna distrazione, ma solo mille sentieri immersi nella natura da percorre a piedi. La natura quieta intenta nell’annuale mutazione che la prepara alle rigide temperature dell’inverno. La natura davvero incontaminata perché l’uomo non può fare niente per contrastare questo ciclo stagionale infinito. Colori disarmanti, accostati con naturale grazia e prepotenza. Animali liberi di muoversi ancora per qualche giorno sui prati giallognoli ed il silenzio più assordante che io abbia mai sperimentato.

    Correndo sul sentiero in salita che da dietro casa conduce al lago della Manzina, ho lasciato fluire i pensieri. Tutti i se, tutti i ma, tutte le congetture, le valutazioni, le paure, i giudizi affrettati e le arrabbiature. Li ho analizzati per capire se fossero servite, se avessi potuto ancora trarne qualche insegnamento lasciandoli scorrere nel caso rappresentassero solo rancore, paura e zavorra emotiva.

    Camminando, in salita, verso il rifugio Forni, mi sono ritrovata con il fiato corto, ma la forza nelle gambe e nella testa per arrivare dove non ero mai arrivata, a piedi. Camminando ho ristabilito la mia forza sui limiti. Camminando a contatto con la natura ho riscoperto il motivo per cui mi reputo un animale sportivo: io adoro lo sport, io adoro come ti senti stanca ma estremamente felice alla fine di ogni singola impresa. Io adoro sfidarmi e credere in me stessa fino al traguardo. Io adoro avere i muscoli dolenti il giorno dopo e, nonostante tutto, infliggergli una nuova sessione di allenamento.

    Il decluttering mentale è stato accostato anche al decluttering alimentare. Io, persona sempre attenta al lato salutare e gourmet dei piatti, capace di trasformare un’insalata in un cestino di pasta fillo delizioso da vedere e da assaporare (parola di amiche che hanno sperimentato!); io sempre attenta a non eccedere alla gola inutilmente, nelle settimane passate, mi sono ritrovata preda di attacchi di fame nervosa capace di lasciarmi tentare e vincere da cibi spazzatura di macchinette automatiche. Non era fame era nervosismo e bramosia. Non ero io a scegliere, lo giuro!

    In montagna, il decluttering alimentare ha progressivamente ristabilito l’ordine e l’equilibrio tra il gusto e l’aspetto salutare di ogni piatto. Ho ritrovato le mie amate verdure, ho gradualmente diminuito gli zuccheri inutili tornando a mangiare in base all’appetito vero, non al languorino goloso. Ho ristabilito il valore delle proteine bilanciandole con un adeguato apporto di carboidrati in base all’attività fisica svolta. Ho provato piacere a cucinare con calma i miei piatti sperimentando nuovi accostamenti.

    Rifaresti o consiglieresti il decluttering?

    Ogni miglior tutorial consiglia di ripetere l’attività di decluttering almeno ad ogni cambio di stagione. Al di là del decluttering classico, nessuno può prevedere la corretta cadenza necessaria per il decluttering interiore. La miglior soluzione sarebbe quella di mantenere attiva la memoria di un periodo intenso come quello vissuto per avere un’attitudine quotidiana al decluttering. Una sorta di mannaia decisiva alle to do list scevre di ogni piacere, le costrizioni, i dovrei in sostituzione ai vorrei, le attività che collegandoci al nostro vero Io danno un senso al tempo.

    Facile? No, ma l’esperienza insegna più di mille parole. La verità è che nel turbinio della vita quotidiana tendiamo a crederci forti quando affrontiamo ogni cosa, stringiamo i denti e andiamo avanti. Io ho solo provato ad urlare STOP, a palesare, prima di tutto a me stessa, la richiesta di Tempo, con la T maiuscola. La verità è che solo ora posso sentirmi davvero più forte.


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