Corso di Guida Sportiva | In pista con Alfa Romeo

Corso di Guida Sportiva | In pista con Alfa Romeo

Quando abbiamo scartato il pacchetto di Natale per trovare un corso di Guida Sportiva organizzato, sul circuito di Varano, dal Centro Internazionale di Guida sicura Andrea de Adamich in collaborazione con Alfa Romeo ci siamo sentiti immediatamente elettrizzati.

Entrambi nutriamo una passione per i motori anche se il mio interesse, instillato dal mio papà e coltivato negli anni ruggenti del team Ferrari in Formula Uno, non può minimamente equiparare i tecnicismi e la vasta conoscenza sul passato e l’attualità dell’automobilismo di Nik. Lui è capace di riconoscere non solo la macchina, ma anche il modello e l’anno di immatricolazione da un dettaglio del volante, provare per credere!

Nel mio caso, con il passare delle settimane, l’esaltazione ha lasciato spazio a qualche timore. Il timore di fare dei danni o più semplicemente il timore di non essere abbastanza temeraria e guidare come una nonnina tra le corsie del parcheggio dell’Esselunga. Nik, conoscendo quanto mi piace guidare, la mia iniziale ritrosia vinta ogni volta dall’entusiasmo e la mia attitudine alla sfida ha sempre cercato di tranquillizzarmi dicendo: “Vedrai…per te sarà un’epifania!”

Sabato mattina, per avvalorare i miei dubbi, ci siamo svegliati coperti da una coltre di neve. Non molta, ma giusto quei centimetri sufficienti per impiastricciare le strade. “Posticiperanno il tutto…” ho pensato.

Invece, al circuito, le macchine e i piloti erano già in pista per scaldare i motori, sciogliere la neve e creare uno strato omogeneo di acqua che avrebbe aiutato a rendere l’avventura non di certo più facile, ma di sicuro più entusiasmante e tecnica. Sciolta la neve, non rimaneva proprio niente a frapporsi tra i miei timori ed il volante. Non avevo nessun’altra scelta che mettermi in gioco. Anche questa volta, con il giusto timore reverenziale, un sorriso all’inizio nervoso e l’entusiasmo di chi vuole sperimentare e conoscere.

“La macchina portata all’estremo delle condizioni tira fuori i nostri istinti. Un’esperienza del genere aiuta a capire che tipo di persone siamo in auto, per strada, nella vita.”

Dopo il brief tecnico e i primi giri in pista a fianco dell’istruttore per capire quello che avremo dovuto apprendere è cominciata una giornata intensa protesa a sgretolare le abitudini di guida impresse dall’inerzia del traffico o dalla comodità della postura per insegnare l’arte della guida nella sua essenza.

Rettilinei estremi, frenate intense e decise impresse al limitare del cordolo, curve mozzafiato affrontate con velocità mai immaginate, birilli annientati, S strette e tortuose ed una curva a U lunghissima e difficile da arrotondare per uscirne completamente indenni e soddisfatti. Un susseguirsi di prove con macchine diverse per potenza, carattere e temperamento. Quanto poco

Per quanto mi pesi ammetterlo, mio marito aveva maledettamente ragione. L’epifania è avvenuta in ben 3 momenti distinti.

La prima epifania, e decisamente la più significativa, è avvenuta durante la prova GT Track alla guida dell’Alfa Mito. Quando ho visto la dimostrazione di quello che avrei dovuto fare da sola in auto seguendo i consigli dell’istruttore via walkie talkie mi sono davvero sentita la nonnina incapace. Il percorso era un otto da percorrere portando la macchina letteralmente all’estremo delle capacità dei sistemi di sicurezza ABS, ASR, VDC, ESP e EBD. Praticamente, un susseguirsi di accelerazioni, frenate, bruschi cambi di direzioni sull’asciutto o sul bagnato, strettoie e due paraboliche da effettuare nel minor tempo possibile e senza abbattere, possibilmente, i birilli che limitavano il percorso. Non mi sono neanche accorta dell’esatto momento in cui il timore ha ceduto il controllo all’incoscienza, così come non mi sono accorta di aver terminato i 5 giri di prova ed essere entrata in gara. Ricordo solo le paraboliche percorse a velocità inaudite con la macchina al limite del drifting e la voce lontana dell’istruttore che dopo avermi fatto prendere confidenza con la pista mi ha incitato ad un susseguirsi concentrato di comandi che ho eseguito in perfetta tranche adrenalinica. Arrivata in fondo, ho stentato a credere al tempo registrato. Anche l’istruttore era entusiasta. Io più che entusiasta ero attraversata da una scarica di adrenalina che mi faceva lievitare da terra.

La seconda epifania è avvenuta alla guida della Alfa 4C. Piccola, graffiante, asciutta. Per accomodarsi alla guida bisogna sapersi sacrificare perché sembra di entrare in un caveau. Alta 119 cm da terra, al suo interno è essenziale, quasi monostica. I pedali sono duri, scomodi, il volante piccolo con lo sterzo solido, quasi duro. Il motore ruggisce. Emette un rumore assordante e fuorviante a tal punto che sul rettilineo l’istruttore ti incita ad accelerare perché quello che senti non è proporzionale alla velocità. È secca, nervosa, ma sa quello che vuole e si lascia guidare solo se tu sai quello che stai facendo. Non perdona niente, vuole la massima dedizione e la massima concentrazione. Quando sei alla sua guida tutto il resto non esiste, a mala pena la voce dell’istruttore senza il quale, senza se e senza ma, sarei uscita di pista alla prima curva. Sono scesa e mi sarebbe venuta voglia di fare un piano di accantonamento per comprarla, poi ho aperto gli occhi e mi sono ricordata che ogni giorno percorro la A8 in direzione Milano e la A4 in direzione Venezia. Mi sono messa sul muretto a guardarla scheggiare per tonare a sognare.

Infine, è arrivata lei: la Giulia Quadrifoglio Verde, non un’epifania ma semplicemente il top! 510 cavalli di maestosità. La sua guida sa essere allo stesso tempo rassicurante ed aggressiva. Ben impiantata a terra affronta ogni cambio di direzione con la fluidità di chi non chiede altro se non di essere portata a spasso. All’occorrenza, sa sfoderare determinazione, tenacia e carattere. Da non sottovalutare e non giudicare al primo sguardo. La Giulia Quadrifoglio è diventata l’emblema della giornata, la sintesi di un’esperienza che ha significato il viaggio verso i miei istinti più reconditi e la voglia di esprimere un’esuberante adrenalina ed un’incontenibile entusiasmo.

Written by Fra, Images by Fra&Nik | Tutti i diritti sono riservati

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Francesca, Sportblooger e Maratoneta che corre nella vita di tutti i giorni, per sport, ma soprattutto per assaporare ogni attimo di vita. Run A Life è il personalissimo percorso per celebrare ciò che c’è ed esiste per ignorare tutto quello che sembra mancare. La Vita è una corsa, la corsa è la Vita. Uno spazio per condividere avventure sportive, libri, video e personaggi che lasciano un segno ma anche i viaggi intrapresi per lavoro o per il semplice piacere di correre per le strade del mondo.