Contratture | 3 semplici alleati

Contratture | 3 semplici alleati

    Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare.

Eppure anche i più duri a volte necessitano di alleati fedeli pronti ad intervenire per rimediare alle situazioni più impensabili. James Bond ha Mister Q che gli fornisce strumenti all’apparenza normali, ma dotati di un quid in più per fare la differenza al momento opportuno. Batman può contare su Robin, ma anche sul suo maggiordomo Alfred, Sherlock Holmes ha Watson. E un runner? Oltre a se stesso e alla sua forza di volontà quali possono essere i suoi alleati?

Un runner che si accinge a percorrere il viaggio della preparazione alla distanza regina, non può fare ameno di alcuni preziosi alleati. I miei alleati ormai sono consolidati, li faccio scendere in campo dopo qualche settimana di allenamento e mi accompagnano fino al traguardo, perché si tenta l’impossibile per realizzare i propri sogni e non cedere ai primi acciacchi.

La mia falcata è di natura piuttosto corta, protesa verso l’avanpiede, ma sbilanciata verso l’esterno. I miei punti dolenti sono sempre il polpaccio destro, che tende a contrarsi nella prima fase di carico, e la bandeletta tibiale, che invece ama farsi sentire, a tradimento, verso la fine della preparazione ed immancabilmente durante gli ultimissimi chilometri della gara. Ormai riconosco i sintomi di entrambi i disturbi, in alcuni casi la mia scarsa attitudine allo stretching ne è la causa (ma questa è tutta un’altra storia!), ma ogni volta mi affido a 3 semplici alleati: la verza, le mani di Alessandro Maniero e la fascia calda.

Alleato N°1 – La Verza

 Nella mia mente, la verza è sempre rimasta unicamente associata alla minestra di patate e verza che mia mamma preparava nelle sere d’inverno quando ero piccola. Un gusto deciso e particolare dove il pepe affiancava delicatamente l’amarognolo della verza smorzato solo dal sapore più dolce delle patate. Fino a quando non ho cominciato a correre la verza non è stata niente di più che un semplice ortaggio ingombrante, dalle foglie spesse con un odore persistente ed un sapore dominante.

La prima volta che me l’hanno consigliata a scopo terapeutico ho sorriso educatamente per non dire: “Ma cosa diavolo stai dicendo!”. La seconda ero già abbastanza disperata e forse avrei considerato alleati ben peggiori.

Ricordo perfettamente il primo acquisto (neanche fosse una borsetta di marca!). I banchi dell’Esselunga erano momentaneamente sprovvisti e l’inserviente non voleva vendermi l’ultima verza rimasta perché, secondo i parametri, non era intonsa e vendibile. Ricordo di averlo guardato un po’ imbarazzata e di avergli detto: “Va benissimo per la cosa che devo fare!” Chissà cosa avrà pensato. L’ho lasciato lì incredulo e quasi divertito.

A casa, ho selezionato le foglie più adatte e con l’aiuto di un coltello ho eliminato la costa centrale. Sistemato le foglie su un tagliere, le ho accuratamente schiacciate con una bottiglia di vetro per farne uscire il succo e poi le ho applicate sul mio polpaccio sotto strati di domopack trasparente prima di andare a letto.

L’incredulità si è manifestata in ogni sua forma, ma la mattina è stata smentita da un effetto benefico immediato sulla tensione muscolare del polpaccio. Un alleato silente che agisce senza bisogno di troppa fiducia!

Mi sono documentata scoprendo i poteri terapeutici di un ortaggio già ricco di valori nutrizionali. Gli impacchi sfruttano il meccanismo di decomposizione degli elementi chimici delle foglie per stimolare una reazione interna di risposta.

Il programma della maratona richiede costanza, determinazione, forza di volontà ed una bella verza verde sempre pronta nel frigorifero.

In realtà, mi capita spesso di consigliarla e la reazione inziale è sempre la stessa: occhi sbarrati ed un sorriso incredulo. L’ho consigliato a mio papà per il gomito, Nik la applica sul ginocchio dolente, un’amica l’ha utilizzata per un dolore all’anca….C’è stata la principessa sul pisello, magari può diventare lo spunto per una nuova favola!

Alleato N°2 – Le Manipolazioni di Alessandro Maniero

Pretendere di scendere in campo per correre una maratona senza un chiropratico di riferimento è come pretendere di correre il campionato di Formula Uno senza il team dei meccanici. Se l’idea può sembrare azzardata, la scelta consapevole rischia di compromettere seriamente il fisico mettendolo, in alcuni casi, in condizioni dove neanche gli alleati più potenti potrebbero fare qualcosa di utile.

La primissima maratona preparata è stato un esperimento amatoriale da parte mia e di Nik. A posteriori, ringrazio l’uragano Sandy perché se veramente l’avessi corsa non sarei stata in grado di correre nuovamente. Al di là degli allenamenti tecnici ed il programma del coach Manlio, la mancata manutenzione del corpo mi aveva causato una tale infiammazione alla bandeletta tibiale che mi ci sono voluti 4 mesi di fermo totale per rimettermi in sesto.

Alessandro di Terapia Inversione Metodo Maniero mi ha conosciuta alla fine della preparazione della prima vera maratona, quando ero talmente stanca che avrei preferito un massaggio da “spalma Olio” ed invece sono finita tra le sue mani. Mani sapienti che scovano la fonte della disfunzione o della contrattura quando ancora tu non hai metabolizzato di provare dolore o di avere un problema. Lui se ne accorge da come attraversi il vialetto che dal portone ti porta alle sue scale. Ti osserva dall’alto e già sa quali manovre dovrà farti, se metterti sulla Panca Gravitazionale o darti l’impressione di rilassarti con la Tecar per intervenire con manipolazioni solo in seguito. Manovra del gomito per il piriforme, “arpa” o “grattuggia” sul polpaccio, sono solo alcuni dei nomignoli coniati. Il dolore non esiste, esiste solo il suo beneficio!

Alleato N°3 – La Fascia Calda

Più che un alleato, in alcune settimane, mi sembra la copertina di Linus. Sempre tiepida, in alcuni casi, fin troppo calda da lasciare dei tipici segni rossi sulla pelle. Nella borsa, sulla scrivania dell’ufficio, sul divano o nel letto. Ci sono settimane dove mi sembra di avere un’appendice fatta con la fascia di gel da caldo/freddo. Per l’occorrenza ne ho una nel freezer e una a disposizione per essere riscaldata e posizionata sulla parte in tensione.

Dopo aver rischiato di dare fuoco alla casa con il cuscino di semi di ciliegio, sono passata al gel perché teoricamente più innocuo, a meno che non siate impavide della potenza del microonde come me!

Quest’anno, per la contrattura al polpaccio l’ho custodita in borsa per diverse settimane. Non appena ero libera da riunioni “tranquilla” alla scrivania, 40 secondi di microonde e davo inizio alla mia terapia termica. Per le contratture, il calore aumenta la vascolarizzazione. Il sangue chiama ossigeno ed intensifica l’apporto di sangue pulito nella zona surriscaldata andando a lenire l’infiammazione.

Lo stesso alleato, la stessa terapia la utilizzo per il collo dove accumulo le mie tensioni quotidiane, ma anche contro il mal di testa registrando, di conseguenza, una notevole diminuzione dei farmaci!

Un pool di alleati che non è al completo, ma che già nella loro semplicità aiutano a sopportare i fastidi dal carico chilometrico senza compromettere troppo la postura e la preparazione. Alleati buoni che fanno il lavoro sporco di riequilibrare e garantire la possibilità di raggiungere i nostri obiettivi in piena sicurezza.

Posso sentirmi anch’io un supereroe, un agente segreto impavido difronte alle avventure del percorso!

Share

Francesca, Sportblooger e Maratoneta che corre nella vita di tutti i giorni, per sport, ma soprattutto per assaporare ogni attimo di vita. Run A Life è il personalissimo percorso per celebrare ciò che c’è ed esiste per ignorare tutto quello che sembra mancare. La Vita è una corsa, la corsa è la Vita. Uno spazio per condividere avventure sportive, libri, video e personaggi che lasciano un segno ma anche i viaggi intrapresi per lavoro o per il semplice piacere di correre per le strade del mondo.