#Backtome - La motivazione - Francesca Tognoni
  • #Backtome – La motivazione

    Mar 27th • Posted in Run A Life

    Alcuni episodi pre-reclusione Coronavirus mi hanno offerto ottimi spunti di riflessione. Così, una tranquilla domenica mattina si è trasformata in un’ottima occasione per approfondire il tema della motivazione. Ma andiamo, come sempre, con ordine.

    Domenica mattina sedute ad un tavolino di un bar due amiche si incontrano per fare colazione. La prima ordina un caffè, l’altra un cappuccino, che arricchisce con una bustina abbondante di zucchero, ed una brioche alla crema.

    L’altra: “Tu prendi solo un caffè?”

    La prima: “Sì, sì, ho fatto colazione a casa, sto cercando di rientrare nel mio guardaroba.”

    L’altra: “Io ci ho rinunciato. Ma tu sei brava, per te è facile, sei motivata.”

    Sfatiamo un mito: Se sei motivata non è per niente facile.

    Sfatiamone un altro dai: Essere motivata non basta.

    Ok, un terzo: Non si nasce motivati.

    Essere motivata non è automaticamente sinonimo di successo. La motivazione è un aiuto, certo, ma ciò non significa che ogni minima scelta non sia difficile, che ogni singolo passo non sottenda un agguato, un passo falso, una caduta. Avere la giusta motivazione non è la panacea di tutto. Essere motivata è una scelta quotidiana, anzi direi quasi costante. Perché la motivazione non ti viene data in dote alla nascita insieme al colore degli occhi e dei capelli, ma è l’espressione di una libera scelta difronte ad ogni singola occasione, in virtù di un obiettivo meramente personale. Essere motivata è la scelta di prediligere la realizzazione di un singolo passo nella direzione di un traguardo piuttosto che sabotarsi, non credere nelle proprie capacità e posticipare il proprio obiettivo.

    Si nasce forse più o meno determinati, volitivi, ostinati e più o men propensi alla costanza, è vero. Ma la corsa prima ed il percorso che ho deciso di intraprendere ora non fanno altro che confermare l’unica verità: se tieni veramente a qualcosa, puoi cambiare anche te stessa.

    Io credo che ognuno di noi, nella propria testa, abbia la vocina della pigrizia. Quella stessa vocina che parla in virtù di qualche episodio o del proprio passato e ci sussurra: “Lascia stare. Non fa per te. Inizi e poi cedi. Non ti ricordi…” oppure “Vuoi mettere quanto è comodo il divano o quanto è buono quel piatto? Dai, inizi domani” e così via con un repertorio degno dei migliori sceneggiatori di Hollywood. Ce l’hanno tutti perché ce l’ho anch’io anche se gli altri mi vedono come una persona dotata di motivazione. Ce l’hanno tutti perché anche se non lo ammettono, è capitato a tutti per periodi più o meno protratti.

    E allora? Nessuno ci vieta di aderire alla vocina e accomodarci sul divano per il resto della nostra vita, ma non mentiamo a noi stessi nascondendoci dietro il falso mito della motivazione mancante.

    Non lo desideri abbastanza o, magari, in cuor tuo, sai che non è il momento migliore oppure ti manca la stima in te stessa per credere di essere abbastanza forte e riuscire a raggiungere un obiettivo a cui tieni particolarmente.

    La mia storia (come ho raccontato nel post #Backtome – L’Origine) mi ha insegnato che nei momenti più critici, durante i quali vagavo invano alla ricerca di un mentore che mi aiuti a risolvere la situazione, a trovare la giusta motivazione, la risposta era sempre e solo una: “Se non ci credi tu, nessuno può farlo al posto tuo!”

    Se non lo credi possibile, se non lo desideri a tal punto da poter creare, nella tua testa, un’esatta immagine del tuo risultato comprensivo di tutti i minimi dettagli necessari per renderlo più simile alla realtà, se non credi di avere la forza necessaria, se non hai voglia di lottare ogni giorno con tutte le tue forze per quel risultato, credimi, non ci sarà nessuno in grado di darti la motivazione giusta.

    Nel percorso di #Backtome, per esempio, nella mia mente, ho immaginato la persona soddisfatta, realizzata e sicura di sé che avrei voluto essere alla fine del periodo di maternità, ho individuato tutte le cose che avrebbero potuto farmi sentire tale, ho scelto il vestito del mio armadio a cui tengo di più e ho costruito l’occasione, l’orario, l’outfit e tutta una serie di dettagli che mi hanno aiutato a rendere quasi tangibile il mio obiettivo.

    Facciamo un altro esempio, prendiamo il desiderio di completare una Maratona. Chi non ha il timore reverenziale all’inizio della preparazione o al momento dell’iscrizione? Tutti. Ma una volta individuato un obiettivo, creato un piano realistico, trovato il tempo e le energie, la motivazione diventa quasi un dovere morale verso sé stessi, un mantra dal quale non ci si può distaccare. È costante e invariabile? Sarebbe troppo bello, ma se c’è la volontà e quel desiderio che fa brillare gli occhi diventiamo tutti essere capaci di sopportare anche una motivazione ballerina.

    Quella domenica, la domanda è sorta spontanea: Allora tu come fai a tenere alta la tua motivazione?

    • Credere nel sogno – Tutto è una maratona non uno sprint

    Mi piace sognare e la corsa mi ha insegnato che tutto è una maratona. Una maratona è lunga, drammaticamente lunga e ormai sono grande abbastanza per sapere che le scorciatoie raramente esistono, raramente sono effettivamente efficaci a lungo termine e, il più delle volte, richiedono dei compromessi difficili da digerire. Molto più difficili della fatica che si può fare affrontando il percorso più irto, difficile e complicato. Questo pensiero mi aiuta ad avere motivazione all’inizio quando i risultati finali sembrano lontanissimi e i primi segnali positivi tardano a palesarsi.

    Nello specifico, nel percorso di #Backtome, mentirei se dicessi di non aver mai vacillato nei mesi di Novembre e Dicembre, mesi in cui faticavo ad avere una routine prestabilita, come ora d’altronde, ed ero mossa da una voglia di risultati concreti immediati. Ho nutrito la mia motivazione celebrando ogni singolo, piccolo passo e credendo nel mio sogno.

    • Motivational Wall – La colazione e la stanza segreta

    Quando gli obiettivi sono così distanti non è facile rimanere focalizzati e per alimentare quotidianamente la mia motivazione mi sono costruita due motivational wall.

    Il primo è in cucina, posizionato proprio di fronte al posto che occupo solitamente per fare colazione. Ho appeso post-it con frasi tratte da libri, film o biglietti augurali. Due sono le frasi che preferisco:

    • La vita è quello che ti capita mentre fai altri progetti – perché mi ricorda che la vita è tutto quello che succede anche intorno al mio obiettivo. Mi aiuta a rimanere focalizzata senza che diventi una bieca ossessione.
    • Son qui perché se mi arrendo questa volta, mi arrendo tutta la vita – perché mi aiuta decisamente a zittire le voci interne così come a quelle esterne di chi non crede in me e cerca di sviare l’attenzione sabotandomi psicologicamente.

    Il secondo motivational wall è un’intera parete dello studio. Una parete bordeaux dove abbiamo affisso tutti i pettorali delle maratone corse finora, la maglia di New York e la mappa del mondo dove teniamo il conto dei posti che abbiamo visitato e ci perdiamo a sognare i viaggi futuri. Mi fermo davanti a questa parete ogni volta che la mia motivazione vacilla per ricordare quanta strada ho fatto finora. Se sono arrivata fino a qui significa che posso spostarmi ancora un pochino più in là.

    • La granitica flessibilità

    Per raggiungere un obiettivo bisogna essere focalizzati, ma anche flessibili. Non è un errore di battitura e non è un ossimoro. È un po’ come il criterio del bastone e la carota. Bisogna essere in grado di capire quando è il momento di essere intransigente, esigente ed irremovibile, ma anche quando è necessaria un po’ di sana flessibilità. La rigidità tout court a lungo andare stanca e mina irrevocabilmente la motivazione, troppa flessibilità non garantisce il successo.

    • Non esistono paragoni – Tu sei il tuo viaggio

    In un percorso così a lungo termine potrebbe essere facile guardarsi intorno per paragonarsi agli altri. È naturale, credo lo si faccia in modo inconsapevole per trovare una conferma o del supporto, ma questo paragone difficilmente conduce alla carica necessaria di motivazione. La verità è che nessuno è te stessa e quello che stai vivendo è il tuo personalissimo viaggio per il quale non esiste nessun paragone possibile. Ciò non significa essere soli, ma avere la consapevolezza necessaria nei propri mezze per camminare in mezzo agli altri sostenendo la propria individualità.

    Ok, lo so che nella mente ti è sorta un’altra domanda. Non essere timido.

    Applichi sempre queste regole? Ti rispondo onestamente: chiedi a mio marito.

    Scritto da Francesca & Immagini realizzate da Francesca | Tutti i diritti sono riservati