Alpe di Siusi |La Mezza Maratona - Francesca Tognoni
  • Alpe di Siusi |La Mezza Maratona

    Jul 09th • Posted in Run A Life

    La prima volta siamo capitati all’ Alpe di Siusi per qualche giorno di vacanza un po’ per caso. Era il 2015, ad agosto saremmo partiti alla volta della Thailandia, ma il caldo torrido dell’estate ci ha convinti a scappare qualche giorno in montagna per godere un po’ di fresco e rigenerarci prima della partenza. Non sapevamo granché del posto ed il navigatore che ci conduceva meno di noi visto che all’ingresso del Parco Naturale ci ha consigliato di “parcheggiare e proseguire a piedi!” (cosa che non abbiamo fatto ovviamente!). Tuttavia, la primissima sensazione è stata quella di un luogo che donava pace.

    Era stato un primo semestre molto faticoso sotto diversi punti di vista per cui ritrovarsi lì, in mezzo alle distese di verde sotto l’occhio vigile dello Sciliar da una parte ed il Sasso piatto dall’altra aveva disteso il mio respiro, riattivato il mio diaframma e rigenerato il mio animo combattivo. Qualche giorno di camminate più o meno impegnative hanno fatto tutto il resto.

    Quell’anno, prima di lasciare l’ Ape di Siusi ho espresso un desiderio: “Qualunque cosa capiti nelle prossime vacanze, ogni anno, voglio venire qui qualche giorno.”

    Così è stato. Ogni anno, dopo i mesi intensi ed un Luglio che sembra sempre più simile all’armageddon di dicembre, ma prima di viaggiare verso mete lontane, io torno qui. Nel silenzio e nelle distese immense dell’ Alpe di Siusi.

    Quando ho scoperto l’esistenza della Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi non abbiamo esitato e, alla prima occasione, ci siamo iscritti.

    Mentre il coach Manlio ed il coach Valerio si preoccupavano dell’altimetria e della resistenza del nostro fiato, ma anche delle ginocchia e delle caviglie nei tratti in discesa, all’avvicinarsi del grande giorno si faceva sempre più evidente la nostra preoccupazione per il meteo. Nei giorni, le previsioni erano le più disparate lasciando intendere l’unica grande verità: niente di certo se non la fatica!

    La mattina della gara, nella penombra della stanza ho chiuso gli occhi ed ho mandato Nik a sbirciare il cielo. Quando mi ha detto: “Sole e cielo terso!” sono scattata in piedi come un grillo per preparami mentre u po’ di ansia per la distanza e le salite cominciava a farsi sentire.

    Invece, la Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi è stata la 21km più veloce che io abbia mai corso, anche se il mio passo, forse, è stato il più lento di sempre.

    Mi spiego meglio. Solitamente, durante una Mezza c’è il momento di calo fisiologico, il momento esatto in cui i chilometri percorsi ti sembrano tanti, ma quelli che ti mancano ti sembrano troppi per la fatica che senti. Ecco, domenica alla Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi, nonostante le salite, la fatica ed il fiato corto quella stanchezza e la voglia imminente di porre fine al percorso non si è fatta sentire.

    Credo che il merito vada semplicemente alla natura incontaminata che non ci ha mai abbandonato, sorprendendoci, invece, ad ogni curva ed ogni bivio con uno spettacolo straordinario. La natura ha ammaliato la mente al punto da ingannarla sullo scorrere dei chilometri e non aggravare la naturale stanchezza.

    Siamo partiti alle 10.05 in punto con il catenaccio montuoso capitanato dallo Sciliar che ci guardava le spalle. I primi (ed unici) chilometri di strada asfaltata sono scivolati via molto velocemente portandoci ai piedi della prima salita a mezza costa sul pendio che domina la parte sinistra della valle. La salita che dal chilometro 2,5 ci ha traghettato fino al 5° ci ha dato solo un assaggio di quelle che avrebbero potuto essere da una parte, le difficoltà e le insidie come il fiato corto ed il terreno irregolare da richiedere la massima attenzione, ma dall’altra lo spettacolo armonico delle diverse tonalità di verde che si fondono con i colori tenui dei fiori di campo, le montagne che si stagliano in tutta la loro maestosità lungo il perimetro della tua visuale e ti fanno sentire infinitamente piccolo, ma infinitamente grato.

    Raggiunto il ristoro del 5° chilometro abbiamo iniziato la discesa verso il centro della valle. Lungo quel tratto di strada che regalava la parvenza di un po’ di velocità ho realizzato quanto entrambi siamo cambiati in questi anni insieme. Nel silenzio più assordante della natura che ci circondava, nessuno dei due osava ammettere all’altro di essere profondamente sorpresi di correre in montagna. Anni fa non solo non l’avremmo fatto, ma non avremmo potuto immaginarlo. Entrambi però eravamo consapevoli dell’occasione che stavamo vivendo e ci sentivamo felici di averla saputa cogliere e vivere con lo spirito giusto.

    Questo pensiero è stato come una propulsione di felicità. Abbiamo attraversato i campi a fondo valle, sorpassato un ponticciolo su un torrentello e recuperato un tratto di strada per addentrarci verso la sponda destra della valle. Quel tratto di strada lo conosciamo bene perché, d’estate, è la prima gita che facciamo verso la Baita Rosa Alpina. Dopo un breve tratto in discesa, la salita è ripresa nel fresco del bosco per continuare sempre più impervia tra i pascoli. L’ascesa al ristoro del chilometro 12,5 è stata probante. La corsa ha ceduto al cammino perché il fiato era corto, i polpacci abbastanza induriti e la salita non accennava a diminuire. In cima una famigliola ci ha rinfrescati d’acqua ed incitati a continuare. La cima era visibile per cui affrontabile a testa bassa, con determinazione e consapevolezza: una volta toccata la sommità avremmo raggiunto il tratto più alto del percorso e da lì un lungo tratto in discesa. La stanchezza ci accomunava, ma in silenzio ognuno ha trovato il modo di raggiungere la cima.

    Lì, il paradiso dell’ Alpe di Siusi. Difronte a noi è comparso in tutto il suo splendore lo Sciliar. Sembrava in trepidante attesa di rivederci, darci il benvenuto ed accompagnarci fino al traguardo. Un venticello rinfrescante soffiava verso di noi attenuando la sensazione di calore data dallo sforzo della lunga ascesa. Di fronte a noi solo campi verdeggianti e qualche famiglia che si ritraeva sul ciglio del sentiero per lasciarci passare incitandoci a non mollare fino alla fine.



    Sotto gli occhi vigili dello Sciliar, verso il 16° chilometro, dopo aver attraversato un ponticciolo, ho fatto un capitombolo. Per fortuna, ogni volta che mi capita di cadere ho la forza e l’arguzia di cadere bene senza farmi troppo male. Solo riguardando il filmato ho capito di aver inciampato in una feritoia del sentiero. Come una molla, sono scattata in piedi rassicurando Nik e chi mi seguiva a pochi passi. Niente di serio, qualche sbucciatura e qualche botta, ma niente che mi precludesse di rimettermi subito in cammino.

    Al penultimo ristoro, mi sono lavata le sbucciature sulle mani e sul gomito e sono ripartita verso l’ultima discesa verso il traguardo. A dire la verità, questo tratto di strada era quello che temevamo di più ed in effetti è quello che ci ha fatto rallentare maggiormente. Stanchi mentalmente e con le gambe provate dalle salite abbiamo affrontato l’ultima discesa verso il traguardo con la circospezione tipica di che non vuole lasciarsi trascinare troppo dall’entusiasmo e rischiare di fare un passo falso sul sentiero sassoso e disconnesso. In lontananza cominciavamo a percepire le voci degli speaker all’arrivo.

    In men che non si dica, il sentiero ha lasciato spazio all’ultimo tratto di strada e dopo un’irta curva verso destra siamo spuntati da dietro il parcheggio verso il traguardo.

    Ancora una volta, insieme. Anche alla Mezza Maratona dell’Alpe di Siusi mano nella mano. Ancora una volta con il sorriso di chi sa di aver dato tutto quello che c’era, magari avrebbe potuto dare qualcosina in più, ma per la prima volta di questa gara è capace di riconoscere che aver fatto qualcosa di nuovo, qualcosa di non “normale” e di essersi goduti ogni singolo scorcio e spettacolo della natura sia più forte ed importante di ogni risultato. 

    Scritto da Fra, Immagini Fra&Nik | Tutti i diritti sono riservati