21 Milano - Follow your passion - La mia gara - Francesca Tognoni
  • 21 Milano – Follow your passion – La mia gara

    Dec 08th • Posted in Run A Life

    Mi ero immaginata la scena in diverse occasioni nelle settimane precedenti alla gara. L’immaginazione mi sembrava potesse avere un potere auto avverante, di sicuro mi aiutava a visualizzare il ritmo sostenuto del passo e del fiato per attenuarne il timore, ma, nello stesso tempo, insegnarmi a redimere le mie emozioni della gara. Nella mia mente, la scena era sufficientemente dettagliata da renderla il più reale possibile: alla sinistra del coach correvo lungo un percorso cittadino facendo scorrere velocemente i chilometri fino al traguardo, fino al mio obiettivo.

    Dopo l’allenamento in pista di giovedì, l’immaginazione si era sentita autorizzata di colorire la scena con sfumature ancora più realistiche ed un commento decisivo per la gara: “Francesca hai in te tutti gli elementi per farcela!”

    Il giorno della gara, poco prima della partenza, attimi di smarrimento: non trovavo il coach, non sapevo in quale griglia fosse, non mi facevano entrare in quella che sembrava essere la sua, dovevo entrare in griglia, ma tentennavo. Alla fine, già quasi rassegnata a dover correre in solitaria sono entrata in griglia raggiungendo delle amiche. Lui è comparso visibilmente preoccupato e mi ha dato “appuntamento” con le altre del team #Breaking50 al gonfiabile della partenza. 

    Ho pochi nitidi ricordi dei primi chilometri a tal punto che se mi chiedessero di descrivere il percorso della gara fatto dalla partenza fino a Corso Sempione avrei serie difficoltà. Lo sguardo vigile verso l’asfalto per non inciampare con i piedi degli altri runner e calibrare bene i passi durante i sorpassi o i passaggi impervi sui cigli dei marciapiedi. Il coach correva sul limitare destro del percorso ed io cercavo di stargli attaccata immediatamente dietro o, come da copione, sul lato sinistro. Angela ci seguiva immediatamente dietro mentre Simona ci seguiva dal centro della fiumana di runner senza però perderci di vista. Sembrava di essere in un videogioco dalla visuale ridotta: destra, sinistra, si apre un varco, un pertugio tra i gomiti, la maglietta verde si sposta leggermente a sinistra quindi con un passo svelto si guadagna una posizione, sali sul marciapiedi, scendi, risali. 

    Pochissimi i suoni e le voci percepite. A ripensarci, ricordo solo la voce sguaiata di un pacer che ci è parso fin da subito inopportuno, esagerato e poi basta solo qualche “Scusa”, pochi “Permesso” qualche “Ops”. La concentrazione di quei chilometri si annebbia nel rumore dei passi e nel ritmo incalzante del fiato. 

    Il garmin era coperto dalla maglietta. Avevo leggermente caldo, mi sembra di avere un forno dentro di me, ma ho allontanato quel pensiero per non accentuare la percezione della temperatura e sviare la concentrazione. 

    Credo di essermi guardata veramente intorno per la prima volta in Piazza Diocleziano.

    Ho sollevato lo sguardo, ho disteso un po’ il busto e mi sono resa conto di essere in gara circondata di gente come me in corsa verso un obiettivo. Il passo era sostenuto, ma la mente era carica. Poco prima di svoltare a destra in Corso Sempione ero in posizione alla sinistra del coach. “Ti vedo in palla Fra, stai bene?” “Sì!” In Corso Sempione corriamo nel contro viale dove le macchine lasciate parcheggiate ostacolano il nostro percorso per cui con un balzo il coach guadagna il marciapiede. Il passo era già sostenuto, ma in poco tempo mi è sembrato che lui accelerasse. Ho lasciato passare Angela che ha preso il mio posto prima poco dietro di lui e poi al suo fianco. Ho allungato il passo cercando di recuperare la distanza che, invece, aumentava sempre di più. Io ero quasi al limite, li ho seguiti con lo sguardo ed il passo allungato fino davanti alla Triennale e poi, in una frazione di secondo, mi sono detta: “Lasciali andare se non vuoi crollare!”. Mi sono messa sul limitare della corsia e mi sono fermata una manciata di secondi per riprendere fiato, ma mi sono sentita chiamare: “Gina!” Mi sono girata, ho guardato Laura La Press, ho scrollato la testa e ho ripreso la mia andatura.

    Mi sono resa presto conto di essere un misto di emozioni per lo più negative che dovevo redimere in fretta se non volevo perdere troppo tempo e non volevo gettare tutto al vento. Ho deciso di non perdere tempo al ristoro, il percorso entrava nel Parco Sempione, un passaggio che non amo mai troppo! Il tracciato era disseminato di birilli che ho scoperto troppo tardi avrebbero dovuto segnare il punto di non ritorno per i runner della mezza maratona. Con un passaggio impervio ho attraversato la fiumana di runner ed evitato di prolungare il mio percorso optando per la distanza prescelta. Stavo girando intorno al Castello, ma non ho ricordi nitidi. I miei passi erano sicuri, ma non conoscevo l’andatura, l’obiettivo #breaking50 era sfumato, ero sola lungo il percorso e nelle mie mani il destino di quello che avrei voluto fare. La delusione mista ad un po’ di rabbia sembravano fare da padrone nella mia mente quando ho attraversato piazza Cadorna e mi sono sorpresa ad inveire contro i Milanesi arrabbiati dal nostro passaggio. Abbiamo imboccato Via Carducci, una via che ho percorso milioni di volte, ma che in quest’occasione mi sembrava infinita. I pensieri negativi avrebbero voluto avere la meglio, il fiato si lamentava ma continuavo a correre. Mi si è affiancata una donna bionda che non conoscevo, mi ha guardata, mi ha porto la mano e mi ha detto: “Dai, vieni!” Per la prima volta, ho guardato il Garmin il passo che segnava non è quello sperato, non era quello di giovedì, ma non era neppure una catastrofe. Ho risposto all’invito della signora bionda in silenzio, con un sorriso. Ho deciso di seguirla. In quell’istante, Ho deciso almeno di godermi la gara, ho deciso almeno di non mollare e provare a fare lo stesso tempo dell’anno scorso. Lei mi ha guardata, ha sorriso e si è portata il braccio che sorreggeva il telefono più vicino all’orecchio. “Caspita 7km sono già passati. In un attimo siamo arrivati!” In quel momento, ci ha sorpassato un uomo molto più anziano di noi. Lei mi ha sorriso di nuovo e mi ha detto: “Se ce la fa lui, possiamo farcela anche noi! Io non ci arriverò mai così alla sua età!”

    Ho pensato che forse lei aveva ragione, ma, allo stesso tempo, noi eravamo lì, in gara, alla nostra età e avevamo tutto il diritto di non mollare. Le gambe e i glutei mi facevano male dalla palestra del giorno prima e dai primi chilometri, ma mi sentivo  “legata” a quella signora, mi sentivo in dovere di non deluderla, mi sentivo in dovere di non deludere me stessa. Mi sono agganciata a lei più che potevo, seguendola ad un passo di distanza. Non saprei descrivere la maglietta o il colore dei pantaloni, ma se la vedessi saprei riconoscerne il sorriso sincero e l’aria serena di chi trae beneficio stimolando gli altri a dare il meglio di se.

    Ad un certo punto mi hanno raggiunto Peter e un altro Skull. Stavamo facendo fatica, era indubbio, ma l’arrivo si sentiva ormai nell’aria e ho sentito Peter dire: “Dai Fra che manca pochissimo, qualche giro di campo ed tutto finito. Ce l’hai nelle gambe!”

    Gli ho dato credito anche se le mie gambe non sembravano essere d’accordo per cui ho stretto i dent. L’ultima curva verso destra ha realizzato la profezia di Peter, mancavano davvero poche centinai di metri all’arrivo e, come sempre, le voci d’incoraggiamento sono state una spinta propulsiva contro la stanchezza.

    Ho varcato il traguardo ed ho intravisto il coach poco distante sulla sinistra. Ho guardato il Garmin che segnava il tempo dell’anno scorso. Rabbia e delusione sono svanite all’istante.

    Mi sono congratulata con me stessa, mi sono goduta l’abbraccio e la pacca sulla spalla del coach, mi sono congratulata con Angela che ha raggiunto l’obiettivo #Breaking50 ho assaporato le parole di stima ed incoraggiamento di Nick. Non è stata una brutta gara, nonostante l’originale obiettivo sia sfumato. Lo so, sarebbe stato un sogno scendere in campo e portare a casa subito quanto sperato, ma quando mai succede? A qualcuno forse, ma non a me. Sono passate solo poche settimane da quando ho smesso di allenarmi per la Maratona, la velocità mi elettrizza, mi piace, ma ci devo lavorare. Come sempre, come tutto, con passione, costanza e determinazione.

    Due minuti da limare su 10km possono essere tanti, ma non impossibili. Due minuti nell’arco di una vita da runner sono solo l’obiettivo per i mesi a venire.

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