2019 - Un programma inimmaginabile - Francesca Tognoni
  • 2019 – Un programma inimmaginabile

    Aug 12th • Posted in Run A Life

    Ogni anno, alla fine di dicembre, tiro le fila dell’anno appena trascorso e provo a stilare un programma dell’anno in procinto di iniziare. È inebriante, rassicurante. Eppure il 2019, finora, è sfuggito ad ogni mio possibile programma. Vi racconto un po’ come è andata…

    L’ultima volta che ho corso era il 30 dicembre 2018. Ho un ricordo molto vivo di quella mattina ad Annecy. Se chiudo gli occhi riesco a percepire l’aria pungente sul viso che fa contrasto con il calore del corpo che si irradia, con il passare dei chilometri, attraverso tutti i muscoli. L’aria fresca proviene dalle montagne che sovrastano il lago di Annecy, scende per i pendii, sfiora la superficie del lago generando delle timide onde per sferzarsi implacabile sui temerari che, la mattina di Dicembre, pieni di coraggio, si aggirano lungo l’infinita pista ciclabile. Il paesaggio sembra fatato. La città immersa nel freddo ancora mezza addormentata sembra un mondo a sé stante rispetto alla vivacità della pista ciclabile. Tutto tace, ognuno è immerso nei propri pensieri. I chilometri scorrono veloci e la mia mente si rinfranca al pensiero che sì, sto facendo la cosa che amo. Una cosa che costa fatica. La fatica di alzarsi e sfidare il freddo, ma che mi ripaga con la sensazione di avere coraggio, di essere forte, di lottare per qualcosa, di credere in me stessa e nelle mie capacità. Sì, io amo correre.

    Il 2018 aveva poche ore di vita ancora. Era stato un anno pesante, ma denso di emozioni positive a contrastare il sapore amaro di qualche episodio negativo. Avevo imparato la grandezza, la fortuna e la riconoscenza di quello che si ha a discapito di quello che mi sembra mancare. Non era stato sempre facile, ma dentro di me ero fiera, sicura e felice. Stavo facendo quello che amavo di più: vedere posti nuovi, assaporarli con la persona amata attraverso la passione per la corsa e la curiosità culinaria.

    No, il 2018 non aveva bisogno di un post di commiato, di saluti o di bilanci. Mi sentivo pronta ad affrontare il nuovo anno con un solo unico proposito: rendere irripetibile il 2019.

    Nei giorni che seguirono quella corsa mattutina, mi accorsi di soffrire un po’ di insonnia. Pronta a non tradire i miei propositi fin dal principio ho occupato le ore notturne per programmare al meglio la ripresa di Gennaio. Ho stilato la lista di obiettivi più dettagliata che potessi mai ideare prevedendo risultati agonistici, propiziatori alla buona riuscita della Maratona di Londra ad Aprile, lavorativi propri e lavorativi ludici, per animare questo blog senza aggravare troppo il carico di lavoro quotidiano, ed, infine, la realizzazione di un sogno da troppi anni rinviato per la paura. Ma se la lista degli obiettivi rischiava di essere effimera e poco realistica, mi sono cimentata in un programma dettagliato della settimana e dei primi sei mesi dell’anno, in modo da non avere attenuanti di nessun genere. Notti insonni, ma. Notti produttive.

    “Bene!” direte voi “Come è andata?”

    Da quel 30 Dicembre è andato tutto come non avevo programmato, ma è andato tutto meglio di come avrei mai potuto immaginare o pianificare.

    Da quel 30 Dicembre la mia insonnia si è aggravata influendo sulla mia stanchezza. Non ho più corso, preferendo aggirarmi per le strade di Lione, tappa successiva del tour, alla ricerca di angolini francesi suggestivi e bistrò succulenti dove poter inaugurare al meglio il 2019.

    Nei primi giorni del 2019, a poche ore di distanza l’uno dall’altra, sono arrivate 2 notizie contrastanti tra di loro: il programma di allenamento per la Maratona di Londra ed il risultato positivo di un test di gravidanza.

    La Maratona di Londra faceva parte di un programma, la gravidanza era un sogno, ma non il sogno in programma per il 2019. Un cullato per 5 lunghi anni, che avevamo cominciato a riporre nel cassetto del comodino come si fa con i sogni irrealizzabili, troppo ardui, troppo inarrivabili inspiegabilmente difficili e, quindi, preclusi ad alcuni.

    Anni di cure, dottori, visite, pianti, crisi d’ansia, tristezza e mestizia. Anni a chiedersi “Perché proprio io. Perché proprio noi.” cadendo in un baratro da cui ci rialzavamo solo con la forza di uno sguardo innamorato, di un sorriso all’inizio forzato, ma che trovava nel Noi e nella corsa un vigore tutto suo. Già, la corsa. Mia ancora di salvezza tanto demonizzata da alcuni, ma consacrata dai miei medici ed incensata da me. Se non avessi corso, forse sarei stata la metà di quella che sono, non avrei sfogato la rabbia, rinvigorito la forza di volontà, nutrito la grinta di rialzarmi ogni volta che inciampavo e cadevo. Sarei caduta tutte le volte senza sapere quante volte e quando avrei mai potuto rialzarmi.

    Ora tra le mani, racchiuso tra le due lignette rosa dello stick del test, avevo un sogno che si stava concretizzando. Lo osservavo inquieta quasi potesse virare e svanire. Troppo bello per essere vero.

    La prima persona a saperlo, al di fuori delle mura domestiche, ancora prima dei parenti più stretti, è stato l’allenatore.

    “Abbiamo visto il programma, ma c’è un imprevisto. Sei seduto? Francesca si ferma, è incinta.”

    La nostra gioia incredula è diventata anche sua. Lui che ha sempre saputo tutto anche solo attraverso i miei occhi umettati all’inizio degli allenamenti o gli sfoghi di pianto repressi alla fine di una ripetuta impegnativa. Lui che mi ha sempre spronato a dare il massimo, non poteva essere più contento per me, per noi.

    I medici increduli non hanno potuto fare altro che intimarmi un sonoro: “Si fermi!”

    I miei obiettivi, i miei programmi iper-dettagliati sono andati in fumo dal giorno seguente. Ho applicato l’unica regola che mi sembrava avere un senso: ascoltare ed assecondare il mio corpo.

    È stato difficile? All’inizio parecchio. La paura e l’incredulità regnavano sovrane, mentre le gambe, abituate ad un’attività costante ed impegnativa, si facevano insofferenti durante la notte con crampi, scatti e nervosismo. Ogni tanto, mi concedevo qualche blanda camminata, ma sempre tenendo a bada l’indicatore delle riserve energetiche perché, continuando a soffrire di insonnia, non riuscivo mai ad averne una buona scorta.

    Nicola ha veleggiato sul programma della Maratona affrontando, in solitaria, il giorno della gara. L’ho spronato, sostenuto durante tutta la preparazione ed il giorno della gara, contro ogni raccomandazione, mi sono messa al trentacinquesimo chilometro per incoraggiarlo al meglio.

    È stata dura vedere la gara dalla transenna? Mentirei se dicessi di no. L’adrenalina della gara è un effetto che difficilmente si dimentica. La tensione della gara che si scioglie lungo il percorso per tornare come una sferzata di adrenalina ed energia al traguardo è qualcosa che si respirava nell’aria di Londra. Mi è mancata, ma mi sono ripromessa che non fosse un addio, piuttosto un arrivederci a presto, giusto il tempo di rimettermi in forma e macinare la quantità giusta di chilometri.

    La corsa poi, per me, ha sempre avuto anche il potere di saper tenere a bada il mio essere ipercritico nei confronti del mio corpo. È stato difficile vederlo cambiare? Molto difficile. Un percorso evolutivo racchiuso dentro al percorso della maternità. Non avevo armi. Ho dovuto imparare a fidarmi del mio corpo. Amarlo per il miracolo della vita che stava nutrendo. Affidarmi al suo giudizio, al suo metro di valutazione su cosa potesse e non potesse essere fatto. Ho dovuto re-imparare i miei limiti perché no, la gravidanza non è una malattia, ma se non la nutri di rispetto ed amore tanto vale aver lottato così tanto per raggiungerla. Ho dovuto fidarmi del mio corpo che sarebbe cresciuto in modo proporzionato senza gli eccessi immaginati dalla paura. Anche adesso, quasi agli sgoccioli, devo imparare ogni giorno un atto di amore e di fiducia sulla sua capacità di tornare quello che era.

    È indubbio: sono stati mesi strani. Non li avrei mai potuti immaginari così strani ed intensi, ma non sono mai stata così contenta di aver fallito il mio programma iniziale.

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